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Bandi sartoriali e concorsi truccati, Tra.Me: “Passi avanti, ora tolleranza zero”

Bandi sartoriali e concorsi truccati, Tra.Me: “Passi avanti, ora tolleranza zero”.

Una nascita repentina, frutto di un concepimento che, ad un certo punto, si è reso quasi necessario. Trasparenza e Merito – L’Università che vogliamo, prende vita rappresentando i casi, eclatanti, di una decina di ricercatori, tutti gabbati, truffati, beffati al termine di prove concorsuali il più delle volte aggiustate, ritagliate, modellate su vincitori preliminarmente selezionati. In barba a tutti quei ricercatori onesti, vincitori e mai assunti, a fronte di ripetute sentenze favorevoli che imponevano, di volta in volta, agli atenei colpevoli, di sanare plateali ingiustizie.

Quei 10 casi o poco più sono cresciuti in maniera esponenziale, proporzionalmente al numero di denunce che l’Associazione comincia a raccogliere. Oggi sono 300 i membri di Tra.Me, ci mettono tutti la faccia, raccontano e denunciano tutti il loro personalissimo caso. Spesso gli elementi che accomunano le storie sono molti, sino a sembrare tutti figli di un’unica beffarda narrazione. Giambattista Sciré è uno dei membri fondatori di Tra.Me e ne parlò, del suo caso e della nascita dell’Associazione, non molto tempo fa ai microfoni di radio Cusano campus. Sciré, tanti passi avanti per la sua Associazione, malgrado sia nata da poco tempo.

“E’ vero, siamo nati da poco e già abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti. Dopo aver raggiunto i circa 300 membri, abbiamo avuto un incontro istituzionale col Vice Ministro Fioramonti che si è espresso pubblicamente su quello che vuole essere il suo operato al Miur: attenzione massima su reclutamento trasparente e concorsi irregolari. Le oltre cento segnalazioni di cui parla il Sottosegretario, solo quelle giunte al Miur, sono acqua fresca a confronto di quelle che abbiamo raccolto noi nell’ultimo anno. Fioramonti ha parlato di tolleranza zero nei confronti degli atenei che agiscono attraverso dinamiche oscure e irregolari. Il Miur dovrebbe costringere gli atenei ritenuti colpevoli dalla magistratura a dare seguito alle sentenze, cosa che ancora non succede. Si dovrebbero obbligare le commissioni ad operare all’interno dei regolamenti per arginare i bandi cuciti ad arte su candidati già vincitori prima ancora di concorrere e poi pene e sanzioni pecuniarie per chi commette illeciti in questo senso”.

Per ascoltare l’intervista integrale clicca qui sotto

 

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