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Referendum Atac: la parola al promotore Riccardo Magi

Domenica 11 novembre ci sarà il Referendum. Dalle ore 8.00 alle 20.00 si voterà nelle sedi opportune per decidere il futuro di Atac. Ne abbiamo parlato oggi con il promotore Riccardo Magi, deputato di +Europa e segretario dei Radicali.

Perché votare sì e cosa vuol dire “liberalizzazione”?

Votare sì perché c’è un livello troppo alto di disservizio. Atac è un’azienda che non rispetta mai il contratto di servizio che ha fatto con il Comune che è anche proprietario dell’azienda. Il Comune dovrebbe applicare delle sanzioni ma è come se le applicasse a se stesso, è una cosa incredibile. Tra l’altro Atac ha accumulato un miliardo e quattrocento milioni di debiti e ogni anno la produzioni di km peggiora.

Questi sono dati che conosciamo. Che cosa potrebbe cambiare liberalizzando il servizio? Cambierà qualcosa anche per quanto riguarda il trasporto su rotaie?

E’ possibile che cambi qualcosa, come è accaduto a Milano in cui Atm ha vinto una gara per la gestione di una linea metropolitana di Copenaghen. Noi parliamo del modo con cui il Comune affida il servizio: noi vogliamo che l’affidamento avvenga tramite una gara Europea pubblica e aperta  e che il Comune non interferisca. Oggi Atac risponde ad interessi privati nona  quelli cittadini. E’ una situazione intollerabile. Votare sì vuol dire aprire una speranza per un servizio migliore.

Quali sono invece le ragioni del NO.

Il Referendum l’abbiamo fatto proprio per inserire un dibattito che non si riusciva a porre. Io ci ho provato per tanti anni come Consigliere Comunale ma le forze politiche non hanno mai voluto ascoltarmi perché Atac è sempre stato visto come la gallina dalle uova d’oro. Il no non è una privatizzazione ma una liberalizzazione: noi non lo facciamo per una ragione politica ma perché è evidente il disservizio.

Votando si ci saranno delle zone di serie A e altre di serie B?

Assolutamente no, perché non c’è un’apertura a un mercato selvaggio. Chi vincerà il lotto di una tale zona sarà un solo esercente e le funzioni di base di programmazione e regolazione del servizio le decide il Pubblico. Così come il costo del biglietto: già ora il costo di una corsa è tra i sei e sette euro ed ogni cittadino a Roma paga un tot l’anno per il servizio: va benissimo far rimanere il biglietto a un euro e cinquanta e come avviene ora vorrà dire che noi lo pagheremo con le tasse in maniera uguale, sia che se ne usufruisca sia no.

A proposito disservizi nella Capitale, perché non fate un referendum per chiudere il TMB?

Questo è un problema atavico, dovuto all’eredità di Malagrotta che è stata una falsa soluzione per molti anni. L’importante è che il Pubblico stia attento allo smaltimento dei rifiuti per ora, poi in futuro proverò ad indire anche questo di Referendum.

 

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