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Pollock (L. Beatrice): “Ha cambiato la storia della pittura nel mondo”

Pollock e la scuola di New York, al Complesso del Vittoriano, fino al 24 febbraio. La pittura impulsiva più famosa del mondo è arrivata a Roma. Si tratta di “un vero evento. Di Jackson Pollock c’è poco in giro, le opere più importanti si trovano nei grandi musei americani, in Europa c’è pochissimo”, ha esordito Luca Beatrice, curatore dell’iniziativa, a Tutto in famiglia, su Radio Cusano Campus. Può essere l’occasione, per intenditori e i curiosi, di un viaggio nella Capitale. 

Il genio di Pollock è stato compreso?

A differenza di quanto accaduto ad altri artisti, divenuti importanti soltanto dopo la morte, Pollock è stato capito anche quando era in vita. Basti pensare che “nel 1949 gli viene dedicata una doppia pagina centrale di un numero importante di un noto giornale: raro per un pittore vivente – ha spiegato Beatrice – dopo il 1952 entra nel tunnel psicotico, alcolista, e fa sì che la tenuta dei suoi dipinti ne risenta. Il personaggio va di pari passo con quello di è un artista grandioso che ha cambiato la storia del mondo.”

Pollock non dipinge improvvisando, nelle opere realizzate durante il periodo della maturità artistica è possibile vedere una sorta di “caos totale, ma organizzato, attraverso movimenti centripeti e centrifughi.” 

Number 27

Il capolavoro Number 27 fa parte delle 50 opere in mostra al Vittoriano, “è un capolavoro – ha aggiunto il curatore Beatrice – dal punto di vista delle dimensioni e della data dell’opera. All’interno della mostra è possibile scoprire anche il Pollock più giovane, con importanti influenze di cultura autoctona.” 

Pollock e le donne

Che rapporto aveva Pollock con le donne? “Gli piacevano molto – si è congedato Luca Beatrice – Guggenheim, una delle sue donne più importanti, era una donna dotata di grande potere magnetico sugli artisti, con Pollock aveva un rapporto particolare: lo mise sotto contratto e gli fece realizzare un’opera a casa sua, la leggenda narra che il genio dell’action painting realizzò l’opera in una notte. Era un talento assoluto, difficilissimo da gestire.”

Ascolta qui l’intervista integrale

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