Attualità

”Istruzione, disabilità, democrazia” parla Federico Girelli, Docente di Diritto costituzionale all’Università Niccolo Cusano

L’avvio dell’anno scolastico è alle porte e si profilano già problemi (non solo) organizzativi.

In particolare è emerso come ancorché sia già stato approntato un contingente di insegnanti per il sostegno, molti di questi pare non siano specializzati.

La presenza nella scuola di docenti adeguatamente formati è un problema. È un problema che non riguarda solo gli alunni con disabilità e le loro famiglie. È un problema di rilievo costituzionale. È un problema che riguarda tutti, che riguarda la crescita intellettuale e civica di tutti gli alunni.

L’art. 34 Cost. prescrive che la scuola «è aperta a tutti». Il carattere, quindi, inclusivo del sistema scolastico è un dato consustanziale al nostro modello educativo di istruzione. Nel nostro ordinamento la scuola è, nasce «aperta», se così non è, non siamo in presenza del modello costituzionale di scuola, poiché difetta un elemento essenziale della sua riconoscibilità e della sua corretta operatività.

Il diritto all’istruzione delle persone con disabilità è stato qualificato dalle supreme magistrature (Corte costituzionale, Corte di cassazione, Consiglio di Stato) come diritto fondamentale ovverosia è ascrivibile alle categoria dei diritti inviolabili, che, secondo la giurisprudenza costituzionale, costituiscono il patrimonio irretrattabile della persona umana. Costituisce insomma uno dei tratti caratterizzanti e irrinunciabili del nostro ordinamento costituzionale.

È la Costituzione, dunque, ad imporre, anche al di là di eventuali problemi di bilancio, che venga garantito e reso effettivo.

La sua mancata piena attuazione non è un problema che affligge poche sfortunate famiglie, è un problema per tutti gli attori della scuola: per i docenti curriculari, che sono docenti di tutti i loro alunni, non solo di quelli senza disabilità; per i docenti di sostegno, che al pari dei colleghi curriculari debbono essere formati e aggiornati; per i dirigenti scolastici, che hanno il dovere di far sì che le scuole di cui hanno la responsabilità siano autenticamente, costituzionalmente “aperte”; per gli alunni, tutti gli alunni senza distinzioni, che hanno il diritto a vivere in quella scuola «aperta» che il programma costituzionale esige.

È in gioco la crescita dei nostri figli; è in gioco la tenuta (vera) del complessivo assetto democratico.

E come è stato detto, di fronte a problemi di questo tipo, non si tratta di essere tutti più buoni, ma di essere tutti (doverosamente) più bravi.

 

                                                                                                                                    Federico Girelli

                                                                                                                                         Docente di Diritto costituzionale

                                                                                                                                         Università Niccolò Cusano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *