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“Dimissioni in bianco: abbiamo una norma in vigore dal 2016”, on. Agostini

 

“Dimissioni in bianco: abbiamo una norma in vigore dal 2016. La maternità in Italia è percepita come un peso per il mondo del lavoro, e non come una risorsa”, queste sono alcune delle dichiarazioni rilasciate dall’on. Agostini, a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus.

Siamo partiti dalla notizia diffusa nelle ultime ore che fa sapere che ill 44% delle mamme sono costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio: sono passi indietro rispetto alle conquiste del passato che una donna è costretta a fare oggi per poter conciliare lavoro e famiglia.

Cosa bisognerebbe cambiare per migliorare le cose?

“Il sistema di welfare dovrebbe andare incontro alle esigenze e ai diritti delle donne. I dati sono noti, e imporrebbero un cambio profondo di cultura e mentalità rispetto alle donne che lavorano”, ha affermato Agostini, aggiungendo che il Movimento Democratico Progressista ha da poco proposto una legge sulle cosiddette “dimissioni in bianco”.

“In Italia abbiamo il gravoso problema delle dimissioni in bianco, una delle prime domande che ad un colloquio di lavoro una giovane donna può sentirsi dire è se ha intenzione di fare famiglia, e le si fa firmare un foglio con una data di dimissioni in bianco, per usarlo  se la candidata dovesse rimanere incinta.”

Il tema della conciliazione e della condivisione dovrebbe diventare una priorità dell’agenda politica italiana, “basti pensare che gli investimenti per le politiche familiari sono di gran lunga ridotti rispetto a quelli di altri paesi europei”, ha aggiunto Roberta Agostini specificando che esiste “un problema culturale e di mentalità: il lavoro di cura non deve essere solo appannaggio delle donne, e delle mamme; implica la condivisione tra uomini e donne. Dobbiamo adottare una strategia complessiva di riorganizzazione del welfare.
”Non tutti i cambiamenti degli ultimi tempi sono stati giusti e utili secondo la deputata MDP, che ha detto: “Mi trovano d’accordo sulle politiche che investono nei servizi;  sono meno d’accordo sulle politiche degli incentivi, come ad esempio i bonus bebè. Il bonus dato alla nascita del primo figlio senza distinzione di reddito credo sia stato una scelta non proprio corretta. Complessivamente penso che manchi una strategia politica complessiva. Tanto che i dati sono quelli pesanti che conosciamo.”

Ascolta qui l’intervista integrale

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