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Claudio Gentile, 64 anni con la stima di tutti, tifosi bianconeri e non. Nonostante sia senza panchina, oggi…

Claudio Gentile ha festeggiato 64 anni il 27 settembre. Nell’immaginario collettivo non ricordiamo solo i successi ottenuti con la Juventus da arcigno terzino, generoso e determinato, ma anche le asfissianti marcature su Zico e Maradona nei Mondiali vinti dall’Italia nel 1982. Lui era uno dei punti impossibili da rimuovere, nello scacchiere tattico di Enzo Bearzot, cosi come in quello di Giovanni Trapattoni con Madama Juventus.

Nasce a Tripoli da genitori di Noto, la splendida città d’arte in provincia di Siracusa. A 8 anni la famiglia torna in Italia e vive a Brunate nel Comasco. I primi passi li muoverà con il Maslianico che poi lo cederà al Varese, realtà che ha vissuto la Serie A, negli anni ’60. Il club biancorosso gli permette tutta la trafila giovanile ma non lo considera utile alla causa della prima squadra, che gioca in Serie B, e allora viene parcheggiato in D, con l’Arona, mentre salta la tratttativa con il vicino e già popolare Como. Il Varese lo riporta a casa dopo un anno di Interregionale, e pur giocando bene tra i cadetti considerato tra i giovani di prospettiva, Pietro Maroso non lo utilizzerà l’anno dopo. Ma la Juventus, un anno dopo, dimostra di avere sempre l’occhio lungo: Gianpiero Boniperti lo rileva e lo porta sulla sponda bianconera del Po per 200 milioni di lire.

Quando entrerà nell’organico in pianta stabile diventerà un punto di riferimento per la difesa pluricampione d’Italia, dando vita a duelli intensi con Claudio Sala del Torino nei derby del capoluogo piemontese.

Nella Juventus è arrivato dopo l’esperienza di Varese, e percorrerà in bianconero 11 stagioni con 6 scudetti vinti, una Coppa Uefa, quando in panchina c’è Mister Trapattoni, una Coppa UEFA e due Coppe Italia. I numeri parlano di 283 gare disputate in campionato, nelle quali gioca sia da terzino che da difensore centrale ma anche da mediano davanti alla difesa, alla bisogna, e 415 volte da titolare considerando sia le competizioni europee che la coppa nazionale. Sicuramente la delusione più forte è stata la sconfitta di Atene, nella finale di Coppa Campioni persa con l’Amburgo di Felix Magath nel 1983.

Con la Nazionale di Bearzot giocherà due rassegne assolute, sia in Argentina, nel 1978, che in Spagna, nell’82, dove si toglierà la più grande soddisfazione: vincere un Campionato del Mondo, nel 1982, superando e anticipando, anche con le cattive, Zico e Maradona, e permettendo all’Italia, dopo una fase a gironi mediocre, di battere, nell’ordine, Argentina, Brasile, Polonia e Germania; e nell’ultimo atto gli sarebbe toccato di limitare il palese talento di un certo Pierre Littbarski. Alla fine avrebbe collezionato 71 partite con la maglia azzurra.

Nonostante la sua grinta e il suo modo asfissiante di giocare nelle marcature uomo contro uomo, è stato espulso una sola volta, in carriera, per una somma di ammonizioni.

Finisce di giocare con la Fiorentina, per tre anni, coi tifosi viola che non gli perdonavano la sua lunga milizia juventina, e in Piacenza fresco di promozione dalla C alla Serie B. In Serie A avrebbe chiuso con 353 presenze e 9 reti segnate.

Da dirigente vivrà due anni come d.s. del Lecco poi entra in Federazione come tecnica dell’Under 2000, quindi vice di Trapattoni nella Nazionale maggiore. Rileva l’amico Marco Tardelli alla guida dell’Under 21 dell’italia nell’ottobre del 2000, e due anni dopo arriva fino alle semifinale del campionato europeo. Ma vincerà la manifestazione continentale nel 2004 diventando Campione d’Europa. E nello stesso anno guiderà alle Olimpiadi di Atene, la stessa squadra azzurra alla medaglia di bronzo.

Nell’Europeo del 2006 l’Italia uscirà ai quarti di finale. Ma nonostante i risultati ottenuti, è l’anno di Calciopoli, viene rimosso dal commissario straordinario della FIGC Guido Rossi, in favore di Pierluigi Casiraghi. Questo nonostante gli avessero detto frasi utili alla riconferma alla guida dei giovani dell’Under 21. E il tutto avvenne con Gentile che aveva rifiutato allettanti offerte di club di Serie A.

Dopo la caduta di Gheddafi gli avrebbero dato la Nazionale libica, e in seguito proverà a cimentarsi con la Serie A svizzera, al Sion, ma non se ne farà nulla. Recentemente si è lamentato, in un’intervista, del comportamento silente e affatto riconoscente della sua competenza mostrato nei suoi confronti dalla FederCalcio. Ma oggi, intanto, deve solo avere un pensiero: festeggiare il compleanno, con l’affetto e la considerazione raccolta sia in campo che sulla panchina.

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