Politica

Antonella Soldo (Presidente Radicali) su carceri, 41 bis e cannabis

Antonella Soldo, presidente dei Radicali Italiani, è intervenuta oggi su Radio Cusano Campus. In ECG, con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, si è parlato di diversi argomenti. Dal caso Riina alla situazione Carceraria. Senza dimenticare il 41 bis e il processo di legalizzazione della cannabis. 

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A proposito del caso Riina Antonella Soldo dichiara.  “La posizione dei Radicali è in linea con quella della Cassazione. Questo dibattito interno tra Cassazione e tribunale di sorveglianza di Bologna è molto bello perché ruota attorno al termine ‘dignità’. Nessuno ha chiesto di scarcerare Riina. La Cassazione ha semplicemente rimandato al tribunale di Sorveglianza questa sentenza perché la pericolosità da sola non basta, va anche spiegato come verrà rispettata la dignità di questo detenuto al 41 bis e su questo ad esempio è d’accordo anche Franco Roberti, procuratore antimafia, che crede che ci siano tutte le ragioni per mantenere in carcere Totò Riina ma ribadisce che la forza di uno Stato di Diritto si misura nella capacità di far valere anche i diritti dei peggiori criminali”.

ESISTE UNO STATO DI DIRITTO, RICORDA ANTONELLA SOLDO

“C’è uno Stato di Diritto e noi lo dobbiamo difendere. Esiste una Costituzione. Esiste l’articolo 27, uno degli articoli più belli. Dice che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Non possono esistere trattamenti contrari al senso di umanità. Noi siamo lontani da quest. Abbiamo delle carceri che non servono allo scopo. Portano i detenuti a delinquere di nuovo nel settanta percento dei casi”.

ANCORA A PROPOSITO DI CARCERI

“Le carceri stanno tornando ad essere sovraffollate”, dice Antonelal Soldo, presidente dei Radicali Italiani. “Se andiamo a vedere la composizione della popolazione carceraria troviamo tutti i problemi irrisolti del nostro Paese . Un detenuto su tre è in carcere per reati legati alla violazione del testo unico sulle droghe. Tra questi moltissimi sono piccoli spacciatori, se non addirittura consumatori. E la maggior parte dei detenuti sono lì per la cannabis. C’è una buona fetta di detenuti che sono stranieri ma se andiamo a vedere i reati sono reati meno gravi rispetto a quelli per cui sono detenuti gli italiani. Le carceri sono ancora il tallone d’Achille del nostro Paese”.

SUL 41 BIS

“Nasce in una condizione storica che richiedeva questo e non poteva richiedere altro, ma era inteso come un provvedimento transitorio, che quando si commina deve essere poi stabilito o confermato di volta in volta. Oggi però sappiamo che chi entra al 41 bis non ne esce quasi più. Anche lì, la forza di uno Stato si valuta dalla possibilità di rispettare le proprie regole. Il 41 bis è un carcere duro, in cui molto spesso avvengono delle cose molto crude. Anche sul corpo dei detenuti. Si distacca la retina dei detenuti ad esempio, che dopo un po’ non vedono più a distanza di alcuni metri. Ovviamente bisogna premettere sempre che rispettiamo le vittime, ma noi non abbiamo bisogno di giustizialismo, ma di giustizia. Dobbiamo mantenere le regole di uno Stato di diritto. Per noi anche l’ergastolo andrebbe abolito”.

SULLA CANNABIS

“La legalizzazione della cannabis è un tema che sta per essere accantonato ma che invece è importante e su cui cerchiamo di mantenere alti i riflettori. Abbiamo inventato una campagna in cui giriamo le piazze, l’Italia, con un camper, per fare ai cittadini dei corsi di coltivazione di cannabis. Seminiamo un seme di cannabis in ogni città, perché la coltivazione domestica è il minimo sindacale che possiamo ottenere su questo tema. Perché fumare cannabis nel nostro Paese non è un reato penale però è un reato penale coltivarla. Questo è un paradosso, è come se lo Stato dicesse che puoi fumare, basta che compri la sostanza al mercato nero. A questo corso di coltivazione di marijuana invitiamo anche Gasparri e Giovanardi”.

One thought on “Antonella Soldo (Presidente Radicali) su carceri, 41 bis e cannabis

  1. Mi spiace non essere d’accordo ma, nel caso di Riina, credo sia quantomeno superfluo parlare di rieducazione.
    Diversa è la situazione di tanti altri condannati, per i quali, ove si riscontrasse la possibilità di recupero, è giusto procedere in tal senso.
    Per Riina e per quelli come lui, no.

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