Il Quotidiano Online
dell'Ateneo Niccolò Cusano di Roma

Iscriviti alla Newsletter

    Network

    7 commenti su “15 aprile 1978: il racconto del più grande incidente ferroviari​o del dopoguerra”

    1. Il 15 aprile del 1978 avevo 13 anni. Troppo pochi per capire realmente come sarebbe cambiata la mia vita e quella della mia famiglia da quel giorno in poi. Su quel treno viaggiavano entrambi i miei genitori. Un viaggio di piacere al quale avrei voluto partecipare anche io. Lo desideravo così tanto che all’ennesimo e determinato no di mia madre reagii con un atteggiamento di chiusura nei loro confronti tanto da lasciarli partire con un freddo e offeso saluto, atteggiamento che ancora oggi mi fa sentire in colpa. Anche i loro posti erano assegnati sulla prima carrozza della Freccia e leggendo la testimonianza del sig Greco ripercorro e mi ritrovo nel racconto che mia madre, sopravvissuta per miracolo all’incidente, ripeteva in continuazione a chiunque e ad ogni occasione, quasi a voler esorcizzare il trauma subito. Papà purtroppo non è tornato da quel viaggio e la ferita che mi si è aperta quel giorno non sanguina più, ma non si è del tutto rimarginata. Mamma è stata con noi fino a 11 mesi fa. Ha superato gli 80 con serenità grazie anche alla presenza di noi figli, ma non ha mai dimenticato quel 15 aprile. Nel suo racconto pieno di paura, lacrime, sangue, fango, lamenti e smarrimento per l’impossibilità di muoversi per cercare papà c’era sempre la presenza di un angelo in carne ed ossa. Come detto prima, mamma si è salvata per miracolo grazie ad un sedile della carrozza che staccatosi dalla sua sede si capovolse sopra di lei salvandola evidentemente dall’impatto e dalle lamiere che volavano dopo l’urto. Questo però le impediva di muoversi e tutto intorno a lei taceva. Raccontava sempre che attorno a lei sentiva solo lamenti lontani ed il fruscio dell’acqua del fiume dove erano volati giù. Un racconto dai colori grigi che ad un tratto si illumina inaspettatamente, un angelo in carne ed ossa, un bel ragazzo dalle spalle larghe e dai capelli scuri si accorge di lei e la aiuta ad uscire da quella trappola che l’aveva salvata. Lei diceva sempre che era così bello che sicuramente doveva essere un calciatore del Verona. Sapeva che la squadra viaggiava nella sua carrozza e aveva visto quando il gruppo si spostò verso la carrozza ristorante. Chissà se effettivamente era così o se più probabilmente non si trattasse di un coraggioso soccorritore o di un abitante del luogo. Fatto sta che leggendo il racconto di questo calciatore, ad ogni riga mi sorprendevo a sperare di poter leggere dell’episodio legato ad una donna da lui aiutata ad uscire da un sedile che la intrappolava. Il desiderio di mia madre era quello di cercare quell’angelo un giorno per ringraziarlo di persona e oggi lo avrei fatto io volentieri per lei. Ma si sa, gli angeli non hanno bisogno di ringraziamenti.
      Rosaria Di Martino

    2. Carissima Rosaria , avevo anch’io 13 anni e viaggiavo sul treno maledetto Lecce Milano, dico maledetto perche’ era un convoglio che su quella linea non doveva esserci, fu deviato dal suo tragitto normale per un ponte pericolante dovuto alle forti piogge . Non solo, ricordo anche che rimanemmo fermi in una stazione per tantissimo tempo per una avaria al locomotore e poi sostituito ,tanto e’ vero che diverse persone scesero dal convoglio per prenderne un altro che andava a Bologna.Sembrava tutto organizzato per trovarci all’ appuntamento con la freccia del sud. Io con la mia nonna occupavamo l’ultima carrozza, dopo alcuni minuti fermi sulla linea ferroviaria, un grande contraccolpo e un rumore raccapricciante di lamiere che a distanza di 30 anni , l il mio cervello ha registrato benissimo. Il resto e’ cronaca Non dimentichero’ mai gli abitanti di Vado, che letteralmente ci consegnarono le loro case, telefonate. the caldo, asciugacapelli e tanta solidarieta’. Grazie ancora, Vincenzo.

    3. Io avevo 2 anni e viaggiavo assieme a mia madre.
      Fortunatamnente non ricordo assolutamente nulla di quel giorno, ma mia madre non ha voluto vedere un treno neanche lontanamente per moltissimi anni….

    4. ero sul treno con i miei geitori avevo 10 anni. andavamo con i miei in francia a festeggiare gli anni di matrimonio dei miei nonni.il viaggio inizio male , la motrice fu messa dietro il nostro vagone cioè l ultimo.fu quella che non fece cadere nel burrone il vagone. ricordo due tre frenate brusche. leggevo un giornalino di rintintin,e persi una matita rossa. riccordo un tempo piovoso, melma, grida urla paura e pioggia. i nostri genitori ruppero la porta del casolare per metteerci al riparo. insomma un incubo ma sono qui. i miei genitori passarono in seguito alla stazione di bologna due gorni prima dell esplosione.

    5. Avevo 20 e viaggiavo sul Lecce -Trieste. Subito dopo il deragliamento con un mio coetaneo di Santa Cesarea Terme (LE) sfondammo le porte di un casello ferroviario per ricoverare i superstiti dalla pioggia incessante. Ricordo che i soccorsi arrivarono dopo circa due ore (con le camionette della Celere di Bologna). C’è da scrivere un romanzo. Una curiosità: il Lecce Trieste aveva 2 locomotive.

    6. Oggi 15 aprile 2016 sono 38 anni passati da quel tragico incidente. Io avevo 24 anni e dovevo recarmi a Roma per arbitrare una partita della fase finale di Coppa Italia Primavera: Roma-Napoli. Una tappa importante per la mia carriera arbitrale. Tutta una serie di coincidenze hanno fatto si che dovevo esserci anch’io in quel treno “Freccia della laguna” per non mancare all’appuntamento con il destino.Ero partito dalla stazione di Portogruaro ed avevo pranzato nel vagone ristorante nel 1°turno tra Venezia e Bologna. Ritornato poi nel mio posto assegnato mi sono seduto x leggere il giornale. Nel frattempo ho visto passare tutti i giocatori del Verona che si recavano a pranzare nel vagone ristorante posto in coda al treno. Ricordo in particolare alcuni dei più famosi l’allenatore Valcareggi, il portiere Superchi e Zigoni. Alle ore 13.35 un forte colpo all’improvviso ci fece sobbalzare tutti dal sedile e il treno perse la sua corsa lineare ed incomincio a inclinarsi sempre di più nella scarpata. A questo punto non so x che motivo svenni e mi ritrovai,al risveglio, ammassato assieme ad altri in fondo alla carrozza.Io tentai di uscire per un buco del finestrino ma le gambe non mi aiutarono non le sentivo più. Siccome sentivo l’acqua del torrente correre sotto di me e avevo una paura tremenda di annegare. Dopo un po incominciarono ad arrivare delle persone che mi presero per un braccio e mi trascinarono fuori della carrozza e mi stesero sul prato a fianco della ferrovia. Poi altre due mi presero per le braccia e per le gambe mi trascinarono sul bordo dell’autostrada Firenze – Bologna e fermando le automobili in transito mi caricarono su una di queste x trasportarmi al primo ospedale di Bologna: Bellaria poi al Maggiore ed infine all’istituto Rizzoli dove mi diagnosticarono la frattura con schiacciamento della terza vertebra dorsale. In pratica la mia vita doveva cambiare radicalmente, continuare x sempre relegato ad una carrozzina ortopedica. A tutt’oggi non sono ancora riuscito a risalire su di un treno. Leggendo l’articolo e i commenti sopra mi sono ritornati in mente tutti quei momenti terribili.

    7. Oggi in Puglia tante famiglie stanno rivivendo ciò che il 15 aprile 1978 abbiamo vissuto noi. Non c’è rimedio al dolore che si prova, al pensiero che la fatalità di un guasto, di una frana o di un errore tecnico o umano che sia, possano spezzare così tante vite e lasciare così tante ferite nel cuore.
      Non c’è rimedio.
      Un caro saluto a tutti
      Rosaria Di Martino

    Lascia un commento