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Dr. Luca Saita (psicologo, psicoterapeuta): “Mancano punti di riferimento di ascolto”

Fa il giro del web, e delle coscienze dei genitori e degli insegnanti, la notizia della quattordicenne catanese morta suicida, dopo la separazione dei genitori. La notizia è controversa, sappiamo che i coniugi erano separati da cinque anni, quindi si tratta di un episodio datato; sappiamo che ha lasciato una lettera, attraverso la quale ha spiegato le ragioni del gesto e salutato amici e familiari; e sappiamo che non aveva difficoltà relazionali, quindi era apparentemente serena. Sono tutti fattori che portano a riflettere, utili ad analizzare psicologicamente cosa può aver spinto l’adolescente ad un gesto estremo. 

Che le separazioni dei genitori siano dolorose è indubbio, anche dei semplici litigi tra genitori provocano dispiaceri, ma che facciano soffrire al punto da causare un suicidio porta a pensare ad una comunicazione genitori – figli inesistente o inefficace. Luca Saita, psicologo, psicoterapeuta e autore di numerosi saggi autorevoli spiega che la comunicazione scritta ha effetti differenti rispetto a quella verbale: “E’ più forte ed è una richiesta di ascolto. Le situazioni di separazione sono sempre molto difficili, per tutti i componenti della famiglia. Diciamo che le fragilità che può aver avuto questa adolescente è sono legate ad un più accentuato bisogno di ascolto, rispetto ad altri. […] Sui figli agisce l’idea che si è d’aiuto liberando gli altri da sé stessi (tanto è vero che la lettera scritta dalla ragazza era aggressiva) e dice: ‘Mi sono tolta di mezzo, mando i miei saluti.’ E’ come se lei avesse fatto un favore ai genitori. […] Nelle famiglie moderne il problema è che spesso mancano punti di riferimento di ascolto”. E’ lecito soffrire per un amore finito, soprattutto se si tratta dei propri genitori; ma i signori che hanno deciso di separarsi cosa facevano sapere della fine del rapporto alla figlia? Quanto le davano ascolto? Chi si è preoccupato di chiederle cosa pensasse della decisione presa dalla mamma e dal papà? E gli altri genitori, come gestiscono situazioni simili?

I dubbi e l’amarezza rimangono.

Ascolta l’intervista qui

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