Politica

Referendum Jobs Act, Sen. Ichino (PD) a Radio Cusano Campus: “Quesito sull’articolo 18 inammissibile perché trasforma referendum abrogativo in propositivo”

Come non coprire una tema scottante come quello del referendum sul Jobs Act? E infatti se ne parla da ogni dove e non si esime il programma politico “Ho scelto Cusano” dei nostri Livia Ventimiglia e Gianluca Fabi che, in diretta su Radio Cusano Campus, ha invitato il Senatore del Pd Pietro Ichino. Ecco cos’ha detto di rilevante il politico, col consueto garbo e la consueta preparazione, sull’emittente dell’ateneo.

Jobs Act? Non tutti concordano sulla necessità del referendum. Appartiene a questa schiera il Senatore del PD Pietro Ichino che s’è espresso sul tema in modo esauriente e chiaro. Ecco le idee che ha espresso in diretta su Radio Cusano Campus:

Sui licenziamenti. “Sono contrarissimo ad un ritorno al passato . Il quesito proposto dalla Cgil porterebbe all’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole medie imprese, nella quale questa ingessatura non è mai stata giudicata praticabile. E’ stupefacente che la Cgil oggi punti ad un esito di questo genere. Inoltre questo quesito mi sembra inammissibile, quindi non credo arriveremo a votare con questo quesito. Il quesito deve essere unitario, avere quindi un unico oggetto. Sui licenziamenti invece il quesito prevede l’abrogazione della parte del Jobs Act relativa ai licenziamenti, la norma contenuta dalla Legge Fornero e l’allargamento del campo di applicazione dell’art.18 ripristinato nel suo vecchio contenuto a tutte le imprese e i datori di lavori che abbiano più di 5 dipendenti. Questa è una norma nuova, che non c’è mai stata nel nostro ordinamento. Questa è un’operazione che la Corte Costituzionale ha molto spesso definito una manipolazione non consentita perchè trasforma il referendum da abrogativo a propositivo”.

Sull’uso dei voucher. “Non capisco il senso del quesito sui buoni lavoro –ha spiegato Ichino-. La Cgil dice che i buoni lavoro in molti casi vengono utilizzati male, se ne abusa. Penso che la Cgil stessa sappia, visto che sono dati pubblici, che in 3 casi su 4 si tratta di secondo lavoro o di un lavoretto svolto da un pensionato o da uno studente. Noi sappiamo che almeno il 75% dei casi i voucher servono per queste cose ed effettivamente vengono utilizzati per questi casi di lavoro accessorio. Eliminare i voucher perché c’è un 25% di casi in cui c’è un abuso non ha senso. Il problema è stanare questi abusi e correggere la norma che disciplina quei casi. Per eliminare un 25% di abuso rischiamo di eliminare anche un 75% di lavoro che con i voucher avviene in maniera legale”.

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