Medicina e benessere

Fertility Day, i consigli di un pubblicitario alla Lorenzin

Fertility day: si continua a discutere sulla bontà della campagna promossa dal ministero della salute. Ma un vero pubblicitario professionista che cosa pensa in merito? Cosa suggerirebbe, a proposito di fertility day, al Ministro Lorenzin? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Fabio Gaggioli, direttore commerciale del gruppo Officine Pubblicitarie, gruppo leader del settore con clienti come Tim, Tre, American Express e molti altri, è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, per dire la sua sulla campagna pubblicitaria legata al Fertility Day.
Fertility day. Sulla proposta del Ministro Lorenzin, Gaggioli è categorico: “Magari pagando riuscirebbe ad ottenere risultati migliori. Non sono assolutamente d’accordo sul chiedere di lavorare gratuitamente a chi ha studiato per creare strategie commerciali e comunicative di un certo livello. La pubblicità sul fertility day? Tempo fa poteva valere il principio del basta che se ne parli. Oggi credo che visto che si ha la possibilità di raggiungere più utenti, uno dovrebbe essere il più mirato e il più strategico possibile. Se poi si voleva stimolare un effetto eco polemico, allora il risultato è stato raggiunto. Ora potrebbe essere più semplice fare centro, visto che l’opinione pubblica è stata smossa”.
Insomma, secondo il pubblicitario, se il Ministero in questo momento migliorasse il tiro potrebbe anche raccogliere i frutti di quella che è stata, di fatto, una campagna sbagliata sul fertility day: “Dovrebbero essere bravi e affidarsi a dei professionisti del settore, che con una strategia potrebbero davvero riprendere tutta quella che è stata una dispersione sprecata. Sicuramente, però, servono i professionisti e i professionisti (velato riferimento al Ministro Lorenzin) si pagano. C’è il rischio che una campagna pubblicitaria troppo forte possa in qualche modo mettere in secondo piano lo stesso messaggio che quella campagna voleva imporre. L’argomento della fertilità è molto delicato. Io credo che dietro a una campagna come quella del fertility day serva tanta ricerca soprattutto per analizzare un target che emotivamente è molto coinvolto. Bisognava investire sul posizionamento, bisognava capire cosa ne pensano coppie che hanno dei problemi, la campagna andava “targhettizzata”. Anche il periodo scelto per promuovere il fertility day  non era dei migliori, visto che è stata fatta nel periodo estivo e la campagna è durata una ventina di giorni. Nel periodo estivo uno potrebbe essere meno orientato a prendere in considerazione progetti a lungo termine”.

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