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C’è una stella di nome Manila e la aspetta il cielo di Rio

La vita di un atleta di alto livello ruota tutta attorno al sacrificio quotidiano che conosce un unico modo per essere ripagato, il conseguimento del risultato e il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Quando tutto lo sforzo di una vita ti permette di far parte della più grande manifestazione che il mondo dello sport conosca, i Giochi olimpici, allora puoi affermare a pieno titolo di avercela fatta. Manila Flamini ce l’ha fatta. Atleta di punta dell’UniCusano Aurelia Nuoto e del GS Fiamme Oro, nelle vesti di capitano dell’ItalSincro, lo scorso 6 marzo Manila e le sue compagne sono riuscite nell’impresa di staccare il pass per partecipare alla XXXI edizione dei Giochi Olimpici, che si svolgeranno in Brasile la prossima estate.

 

Manila, cosa c’è dietro un risultato storico come quello che avete raggiunto classificandovi terze nel preolimpico disputato al Maria Lenk Aquatic Center, piazzandovi subito dietro a Ucraina e Giappone?

 

“Innanzitutto c’è tanta soddisfazione. La nostra nazionale manca dalla vetrina olimpica dall’edizione che si svolse ad Atene nel 2004. 12 anni di assenza dovuta anche al cambiamento che ha riguardato le qualificazioni, infatti da Atene in poi per partecipare ai Giochi occorre classificarsi tra le prime cinque nazionali al mondo, noi quest’anno ce l’abbiamo fatta. Le edizioni di Pechino e Londra ci hanno visto sempre come prime tra le escluse ma l’allenamento e la determinazione ci hanno consentito di conseguire questo risultato che è il sogno di ogni sportivo”.

 

L’ItalSincro che prese parte alla spedizione di Atene si classificò settima, che resta il miglior piazzamento della nostra nazionale in un’olimpiade. Ad oggi le cose sembrano cambiate, con la Spagna che vive il declino di un cambio generazionale ed un’Italia in costante crescita. Si può fare un parallelo tra l’Italia di oggi e quella di 12 anni fa? Con quali ambizioni vi avvicinate a Rio16?

 

“Io con quella nazionale mi sono allenata per circa un anno, era una squadra forte, rodata, con meccanismi ben oliati e tanta sintonia tra le ragazze. Con il settimo posto confermarono i risultati ottenuti negli anni precedenti. Per noi è stata molto più dura, proprio per qual cambiamento nel sistema delle qualificazioni e ad oggi noi siamo quinte al mondo. Se confermassimo la posizione attuale sarebbe già un risultato storico, il fatto di poter anche solo pensare di lottare per il podio è un grande passo in avanti”.

 

Il bronzo che hai ottenuto nel duo misto con Giorgio Minisini ai Mondiali di Kazan rappresenta la centesima medaglia degli sport acquatici della Fin ai Mondiali: sei abituata ai risultati storici.

 

“Mi allenavo duramente da 12 anni, con tante soddisfazioni ma pochi risultati. Mi serviva una motivazione forte per andare avanti e quel bronzo in coppia con Giorgio mi ha dato una carica incredibile. Era iniziato tutto come un gioco ma pian piano abbiamo preso consapevolezza dei nostri mezzi, ci abbiamo creduto ed il risultato alla fine è arrivato”.

 

Virginie De Dieu, Gemma Mengual, Anastasia Ermakova. Queste tre atlete hanno ispirato tante ragazze che hanno intrapreso la strada del nuoto sincronizzato. Per te il loro esempio è servito o hai sempre pensato a migliorarti senza nessun riferimento specifico?

 

“Ho sempre pensato ad allenarmi duramente per migliorare me stessa. Se devo scegliere dico la Ermakova ma tutta la scuola russa è stata per me un riferimento”.

 

Dopo i Giochi che farai? Pensi di smettere o continuerai? Come ti vedi dopo la carriera agonistica?

 

“La partecipazione alle Olimpiadi mi ha dato una carica incredibile, se prima pensavo di lasciare ora sono convinta di andare avanti fino ai Mondiali del 2017. Dopo la kermesse iridata vorrei restare in questo ambiente, aiutando una squadra o magari la Nazionale”.

 

 

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