Salim El Koudri era capace di intendere e di volere al momento dell'investimento avvenuto lo scorso maggio a Modena. È quanto hanno ribadito oggi, 2 ottobre 2026, in aula, i periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, nominati dalla gip Donatella Pianezza per valutare le condizioni psichiche dell'uomo. Quel giorno, alla guida di una Citroen C3, egli si lanciò ad alta velocità sulla folla nel centro della città, lungo la via Emilia, ferendo otto persone. Una delle vittime, Monica Esposito, 55 anni, sarebbe morta in ospedale due mesi dopo.
Secondo i periti, il 31enne soffrirebbe di un disturbo psichiatrico, caratterizzato da tratti di tipo narcisistico, sentimenti di odio, rabbia e desiderio di rivalsa. La sintomatologia, rilevata durante alcuni precedenti accessi al Centro di salute mentale, non sarebbe però stata tale da compromettere la sua capacità di intendere e di volere.
Né gli avrebbe impedito di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi. Da qui l'esclusione di un vizio totale o parziale di mente: El Koudri è stato riconosciuto totalmente capace e potrà quindi affrontare il processo. Una conclusione diversa rispetto a quella della difesa, rappresentata dall'avvocato Fausto Gianelli, secondo cui il disturbo sarebbe "importante".
Il legale ha parlato di "un raptus" derivato dalla patologia, spiegando che l'uomo avrebbe guidato regolarmente fino a Modena, rispettando i limiti di velocità, per poi imboccare improvvisamente la strada in accelerazione.
Sul suo cellulare sono stati trovati documenti e video riconducibili all'Isis e alla Jihad. Ma la Procura ha deciso di escludere, per il momento, l'aggravante del terrorismo, richiesta invece dalle parti civili, che hanno già annunciato ricorso.