In questi giorni le luci dei riflettori sono tutte puntate su “NAZA”, il documentario diretto dai due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (già noti per “No Other Land” del 2024, il film co-diretto con gli attivisti palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal), che ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2026.
L’opera, oltre ad avere uno straordinario successo al botteghino, ha infiammato l’opinione pubblica, attirando anche l’attenzione di Israele.
Il film è finito al centro di uno scontro politico e giudiziario sulle operazioni dell’Idf a Gaza e ora i due registi hanno ricevuto diverse minacce, tra cui la revoca della cittadinanza. L’esercito israeliano ha aperto ufficialmente un’indagine sul possibile uso “improprio” di materiale classificato.
Diversi esponenti della destra israeliana e del governo, come il ministro della Cultura Miki Zohar e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, hanno chiesto pubblicamente la revoca della cittadinanza per i due registi di “Naza”. Hanno inneggiato addirittura alla deportazione. Almeno per il momento però, Yuval Abraham e Rachel Szor sono al sicuro e nessun procedimento è stato ancora aperto contro di loro.
Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor è finito nell’occhio del ciclone, catturando anche l’attenzione del premier Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato di voler promuovere nuove norme contro chi diffama l’operato dell’Idf.
Nei giorni scorsi il capo di Stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha ordinato di valutare possibili azioni legali e di aprire un’indagine ufficiale per verificare la fuga di informazioni riservate.
Il 1° ottobre 2026 l’Idf ha pubblicato un documento di dieci pagine in cui vengono duramente contestati i contenuti del film, definendo “NAZA” una rappresentazione distorta della realtà, basata su un’errata ricostruzione dell’uso dell’IA in guerra per la selezione dei bersagli.
Subito dopo è arrivata la risposta dei registi, che hanno replicato di aver consultato più di cento fonti, tra testimonianze e documenti, nel corso di un reportage durato anni.