Il governo ha avviato le procedure per l'apertura di sei nuovi centri per i rimpatri (cpr) in altrettante regioni italiane. L'annuncio è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri - mercoledì 30 settembre 2026 - nel corso del question time alla Camera del ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.
Dopo i centri in Albania, l'esecutivo ha annunciato l'avvio della 'seconda fase' del piano per il potenziamento delle strutture adibita ad accogliere migranti irregolari in attesa di rimpatrio.
La notizia non ha mancato di suscitare le proteste dell'opposizione, mentre è stata accolta con soddisfazione dalla maggioranza.
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato l'avvio delle procedure per la realizzazione e il potenziamento di sei cpr dislocate sul territorio nazionale.
Le regioni interessate sono: Campania, Trentino Alto Adige che ne ospiterà due, Calabria, Toscana ed Emilia Romagna. Questi centri si aggiungeranno ai 10 già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio che saranno potenziati con ulteriori 106 posti.
Ha detto Piantedosi.
L'annuncio è stato accolto con favore dalla maggioranza e un po' meno nelle file del centrosinistra dove la Toscana è già diventata un caso.
Ha commentato su X il deputato di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli.
Il governo annuncia il via alla realizzazione di nuovi Cpr in sei regioni. I governatori di sinistra come Giani in Toscana non fermano la volontà del governo di garantire legalità e sicurezza per i cittadini. Grazie @Piantedosim per la determinazione
— Giovanni Donzelli (@Donzelli) September 30, 2026
Il riferimento alla Toscana non è casuale. Negli ultimi mesi, infatti, il governatore del Pd, Eugenio Giani, si è più volte espresso contro l'eventualità di ospitare un cpr nella regione da lui amministrata.
Nella serata di ieri, il deputato e segretario del Pd in Toscana, Emiliano Fossi ha commentato così le dichiarazioni del ministro Piantedosi:
Si preannuncia quindi un serrato braccio di ferro dal momento che le Regioni e gli enti locali possono esprimere pareri contrari o approvare mozioni politiche di opposizione, ma dal punto di vista giuridico non hanno il potere di bloccare in via definitiva la realizzazione di un CPR.