Ogni giorno il toto federatore del centrosinistra si arricchisce di un nome nuovo, e ogni giorno il nome nuovo smentisce con la stessa cortesia con cui, in privato, coltiva la propria ambizione. L'ultimo arrivato in lista è il governatore della Puglia, ribattezzato da chi tifa per un'intesa tra Conte e Schlein «la carta coperta»: quella da giocare solo quando l'alternativa alle primarie diventerà l'unica via percorribile per tenere insieme un campo largo che fatica a trovare una sintesi.
Presidente di Regione, eurodeputato con oltre mezzocentomila preferenze, primo nel Pd davanti alla stessa segretaria, ex sindaco di Bari molto amato: il curriculum c'è tutto. E i rapporti con l'ex premier, cementati nell'anno della pandemia quando il Governo si rivolse direttamente a sindaci e presidenti di Regione per gestire l'emergenza, restano solidi. All'epoca il pugliese era anche presidente dell'Anci e diede un contributo diretto all'allora Premier: un credito che oggi qualcuno gli sta chiedendo di incassare.
C'è poi l'evergreen della lista, il sindaco di Napoli, in rapporti più che buoni con l'ex premier e considerato da mesi il favorito silenzioso della corsa a federatore. Lui smentisce con costanza, ma la sua area di consenso resta la più solida, tanto che nemmeno il collega di Salerno, mai tenero nei suoi confronti, riesce del tutto a liquidare l'ipotesi come priva di fondamento: nell'entourage campano l'ambizione del primo cittadino partenopeo viene descritta come tutt'altro che marginale, pur senza sbilanciarsi troppo.
Il sindaco di Roma, ex ministro dell'Economia, alterna smentite e distinguo: dice di voler fare solo il sindaco, di puntare alla ricandidatura per proseguire la trasformazione della Capitale avviata in questi anni. Ma aggiunge subito che al centrosinistra serve una proposta forte e credibile per le prossime elezioni, e che il punto non è soltanto la leadership, quanto il programma e la visione del Paese. Una frase che suona come una excusatio non petita: chi non ambisce a nulla, di solito, non sente il bisogno di ricordare quanto conti la visione.
E poi c'è la new entry più curiosa: la prima cittadina di Genova, in uscita a ottobre con un libro dal titolo che suona quasi come un programma politico. Il sondaggio di Nando Pagnoncelli la incorona come la personalità più apprezzata del centrosinistra, e a differenza dei colleghi maschi non le piace dire no alle ipotesi che la riguardano: se le chiedessero di fare il federatore, ha ammesso, un pensierino ce lo farebbe. Due però pesano sul suo nome: i rapporti tesi con l'ex premier, e il fatto che a scegliere chi dovrà federare il campo largo sarebbero soprattutto i maggiorenti del centrosinistra, categoria in cui una donna resta ancora una rarità ai vertici.
Chiude la lista il nome di sempre, considerato da tutti il prototipo dell'usato sicuro nonostante non sia mai riuscito a diventare Premier, complice la sconfitta elettorale del 2013 in un anno che il centrosinistra avrebbe dovuto vincere. Qualcuno lo rilancia come federatore, qualcun altro come possibile capo dello Stato: la sua forza, paradossalmente, è proprio quella di non far paura a nessuno.
Il copione, in fondo, si ripete identico a ogni tornata: ogni sindaco o governatore interpellato smentisce, e ogni smentita rilancia puntualmente l'ipotesi con un nome nuovo. Segno che nel campo largo l'alternativa alle primarie non è affatto tramontata, ma resta lì, pronta a materializzarsi nel momento in cui Conte e Schlein capiranno di non potersi permettere uno scontro diretto troppo rischioso.