29 Sep, 2026 - 11:30

"Naza": Yuval Abraham e Rachel Szor svelano i segreti dell'esercito israeliano

"Naza": Yuval Abraham e Rachel Szor svelano i segreti dell'esercito israeliano

Nell’oscurità della notte spesso si ha come l’impressione di poter raccontare anche i segreti più raccapriccianti, che il buio in qualche maniera fornisca l’occasione per un rito battesimale capace di espiare qualunque peccato. Ed ecco che a qualcuno può capitare di confessare a voce bassa, seduto sul tetto di un palazzo di Tel Aviv, di aver ucciso centinaia di persone soltanto premendo un tasto. O da remoto, come lo ha definito uno dei soldati dell’intelligence militare israeliana nel documentario Naza, diretto dai registi Rachel Szor e Yuval Abraham.

Naza è un acronimo che l’esercito di Israele ha coniato dall’ebraico “Nezek Agavi” — che significa danno collaterale — per indicare le vittime civili previste per un attacco. In questo danno collaterale rientrano anche i bambini, visti come un banale numero facilmente sacrificabile. L’opera, della durata di 80 minuti, raccoglie le interviste effettuate da Yuval Abraham ad alcuni militari dell’intelligence israeliana; ventiquattro in tutto, tra ufficiali e soldati rimasti anonimi, di cui non viene mostrato il volto e di cui è stata modificata la voce. 

Tra i produttori figura il regista inglese Jonathan Glazer che appena tre anni fa, durante la 76ª edizione del Festival di Cannes, ha presentato La zona d’interesse, il suo quarto lungometraggio drammatico tratto dall’omonimo romanzo di Martin Amis. Ne La zona d’interesse, basato sulla vera storia del nazista Rudolf Höß, comandante di Auschwitz, viene mostrata la sua quotidianità e quella della sua famiglia, vissuta indisturbatamente a ridosso del campo di concentramento. Sì, perché gli Höß risiedevano in una villetta con giardino al confine con il lager, separati soltanto da un muro oltre il quale venivano fucilati gli ebrei prigionieri.

La pellicola non racconta mai il dramma dell’Olocausto, ma si concentra esclusivamente sull’intimità domestica del comandante e dei suoi familiari: la moglie Hedwig, i loro cinque figli e la suocera in visita per una lunga permanenza. L’obiettivo di Glazer era quello di portare in scena la famosa banalità del male, di lasciare che il pubblico osservasse cosa significhi non possedere alcuna umanità, partendo proprio dalla capacità di rimanere impassibili sapendo di stare a pochi metri di distanza da migliaia di persone torturate, uccise o lasciate a morire di fame. 

E che cos’ha in comune Naza con La zona d’interesse? L’assenza di pathos, di cordoglio, di dolore nelle parole dei militari israeliani. Durante le interviste appare chiara la consapevolezza delle atrocità causate dagli attacchi militari perpetrati ai danni della popolazione palestinese, in ricostruzioni lucide e completamente sincere. Eppure non c’è dispiacere, non c’è tormento. Vengono spiegate all’interlocutore alcune tattiche militari basate sull’uso dell’intelligenza artificiale, dei droni e di calcoli matematici sulla grandezza dei palazzi e sul numero di piani di cui sono composti, per fare una stima delle vittime che verranno coinvolte. Il tutto svolto, nella maggioranza dei casi, stando seduti davanti a un computer, come se si stesse giocando a una partita di Call of Duty.

Dopo il successo di No Other Land, i cineasti israeliani Rachel Szor e Yuval Abraham sono tornati a raccontare la mostruosità della guerra in Palestina, stavolta rischiando la cittadinanza. Successivamente alla presentazione del documentario all’83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il ministro israeliano della Cultura Miki Zohar e altre figure del governo hanno criticato l’opera, accusando i due registi di tradimento di Stato e proponendo, per l’appunto, di revocare a entrambi la cittadinanza.

Naza, senza alcuna retorica, espone l’orrore del genocidio palestinese. Come nel racconto delle urla strazianti di una madre davanti alla sua bambina di cinque anni rimasta totalmente ustionata dopo un attacco bomba, o nel trasferimento da parte dell'esercito israeliano delle scorte alimentari da Nord a Sud di Gaza per far spostare i civili e neutralizzarli sparandogli alle spalle mentre corrono. Dopo otto decenni dalla sconfitta del nazismo ci ritroviamo ancora una volta di fronte a uno sterminio di massa, che mostra la faccia più crudele dell’umanità. Quand’è che finalmente non sarà più necessario documentare gli abomini commessi dall’uomo? Per Naza 4,3 stelle su 5.

 

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