28 Sep, 2026 - 12:30

Come ha fatto Cristiano Ronaldo a diventare un problema per il Portogallo

Come ha fatto Cristiano Ronaldo a diventare un problema per il Portogallo

Nemmeno un minuto per Cristiano Ronaldo contro la Norvegia. Il Portogallo ha vinto 2-1, Jorge Jesus ha conquistato la seconda vittoria nelle sue prime due partite da ct e Goncalo Ramos, scelto al posto di CR7, ha segnato. Eppure all'indomani del trionfo in Nations League si parla soprattutto di Ronaldo. Non tanto per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto. 

È rimasto in panchina per novanta minuti, cosa che in una partita ufficiale con il Portogallo non gli capitava dal 2008. E al fischio finale è andato subito negli spogliatoi, senza unirsi ai compagni per festeggiare la vittoria. Un episodio che racconta bene il problema che Jorge Jesus si trova a gestire. Uno scenario assurdo per colui che è diventato una vera leggenda della nazionale lusitana.

Perché Ronaldo è un problema per il Portogallo

Il nuovo ct ha cambiato subito alcune gerarchie. Dopo il deludente Mondiale e la fine del ciclo di Roberto Martinez, Jorge Jesus ha portato una nuova idea di Portogallo, puntando su giocatori giovani e un calcio più intenso. Contro la Norvegia hanno giocato dall'inizio Pedro Neto e João Neves, mentre Bernardo Silva è entrato soltanto all'87'. Anche Ronaldo, dunque, non è più intoccabile.

Jesus non lo ha escluso dal progetto. Anzi, prima della partita ha spiegato di volerlo utilizzare nelle quattro gare, gestendone il minutaggio. Ma le prime scelte hanno chiarito una cosa: il nuovo Portogallo non verrà costruito attorno a Ronaldo. Contro il Galles lo aveva sostituito perché serviva un giocatore capace di pressare i centrali. A Oslo ha scelto Goncalo Ramos, che lo ha ripagato con il gol dell'1-0. Il ct non sembra disposto a modificare le proprie idee per adattarle al capitano, il che rischia di creare un vero cortocircuito.

Le difficoltà del campione

La questione è anche anagrafica. Ronaldo ha 41 anni e non può più giocare ogni partita con gli stessi ritmi di qualche tempo fa. In Arabia continua a segnare, ma il calcio internazionale ha bisogno di un'intensità diversa. Anche il suo ultimo Mondiale lo ha mostrato: tre gol in cinque partite sono un bottino importante, ma non raccontano più il Ronaldo di una volta.

Il Portogallo deve quindi fare i conti con una situazione del tutto nuova. Da una parte c'è il miglior marcatore della storia della nazionale, il capitano e il simbolo di una generazione. Dall'altra c'è una squadra piena di talento alla ricerca di un nuovo equilibrio. Jorge Jesus sembra aver scelto la strada più semplice da spiegare ma più difficile da gestire: Ronaldo resta una leggenda, ma prima di tutto è un giocatore. Come tutti gli altri.

Ronaldo vuole ancora essere protagonista

Ronaldo non è intenzionato a farsi da parte. L'ex stella del Real ha pensato al ritiro dalla nazionale, ma alla fine ha scelto di continuare. Una decisione comprensibile per un giocatore che si sente ancora decisivo, ma che dovrà accettare di non essere sempre protagonista. Il confronto con Messi rende il divario ancora più evidente. L'argentino ha scelto di lasciare la nazionale dopo averne vissuto un Mondiale da sogno, mentre in Ronaldo ha prevalso il suo ego. Non è necessariamente una colpa, ma in questo modo CR7 rischia di rovinare il rapporto speciale con il popolo lusitano.

Perché ora dovrà accettare anche le panchine e i cambi, situazioni alle quali non è mai stato abituato. E la reazione di Oslo rende tutto più delicato. Ronaldo non può più pretendere di essere intoccabile. Il suo peso nella storia del Portogallo resta enorme, ma ciò non gli garantisce un posto fisso in campo. Jorge Jesus ha iniziato a mandare un messaggio preciso: la nazionale non dipenderà dalle esigenze di un solo giocatore, nemmeno se quel giocatore è Cristiano Ronaldo. Il problema è capire se lui sarà disposto ad accettarlo senza trasformare ogni scelta tecnica in un caso mediatico.

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