Per dirla con Totò e con Giorgia Meloni, ora, le "frasi uscite male passano a due". La doppietta l'ha messa a segno nel giro di qualche giorno Antonio Tajani prima con la sortita sulle donne "affidabili da sposare" e ieri con una dichiarazione sulla sicurezza e sul ruolo della magistratura.
Il vicepremier nonché ministro degli Esteri e segertario di Forza Italia ha chiesto maggiore rigidità nella convalida degli arresti, arrivando ad affermare che i magistrati dovrebbero “colpirne uno per educarne cento”.
Queste parole sono state pronunciate nel corso di un’iniziativa di Forza Italia e hanno provocato l'immediata reazione dell’Associazione nazionale magistrati e dell’Unione delle camere penali.
Nel corso dell’intervento, Tajani ha sostenuto che la magistratura dovrebbe adottare un atteggiamento più severo nei confronti delle persone arrestate in flagranza di reato.
Secondo il vicepremier, troppi arrestati vengono rimessi rapidamente in libertà da magistrati definiti “perdonisti”.
Da qui l’invito a dare segnali più netti ai cittadini e la citazione della formula “colpirne uno per educarne cento”, tradizionalmente associata a una logica di punizione esemplare.
Tajani ha collegato la richiesta di maggiore rigore al diritto dei cittadini alla sicurezza.
In un successivo messaggio pubblicato su X, ha ribadito che “troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà”, insistendo sulla necessità di una risposta più incisiva da parte dello Stato.
I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Come è successo a Torino, troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri. È sufficiente parlare con le…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) September 26, 2026
Fatto sta che la dichiarazione ha aperto un nuovo fronte di scontro con la magistratura, proprio mentre nel dibattito politico resta centrale il tema dell’equilibrio tra sicurezza, garanzie costituzionali e sovraffollamento carcerario.
La Giunta esecutiva centrale dell’Anm ha definito le parole del vicepresidente del Consiglio inappropriate, sostenendo che esprimano una logica contraria allo Stato di diritto.
L’associazione dei magistrati ha ricordato che le toghe devono solo applicare la legge e che la sicurezza non può essere scaricata sulla magistratura.
ha chiarito l’Anm.
Critiche sono arrivate anche dagli avvocati penalisti. Per l’Unione delle camere penali, la giurisdizione non può diventare uno strumento arbitrario di governo: la sicurezza, pur necessaria, deve essere perseguita nel rispetto della Costituzione e dei diritti dei cittadini.
La nuova polemica arriva a pochi giorni da un’altra dichiarazione a dir poco controversa del ministro.
Il 19 settembre, durante un'altra iniziativa di Forza Italia, Tajani aveva parlato della donna che consiglierebbe al figlio di sposare.
Aveva indicato come preferibile una donna “meno appariscente”, più seria e affidabile, con “una gonna più lunga”, rispetto a una donna più affascinante e con numerose relazioni sentimentali.
La frase aveva suscitato reazioni politiche e proteste, anche per il riferimento a un modello tradizionale di donna come “buona madre di famiglia”.
Tajani aveva poi chiesto scusa, precisando di non aver voluto offendere le donne e sostenendo di non averlo mai fatto né nella vita privata né in quella pubblica.
A una settimana di distanza, però, il ministro ci è ricascato: è nuovamente al centro di una polemica sul rapporto tra comunicazione politica, istituzioni e garanzie dello Stato di diritto.