Il Gesù di Pete Hegseth ha la voce di Samuel L. Jackson e il dito già sul grilletto. Il 15 aprile, nella funzione cristiana che ogni mese ospita al Pentagono, il segretario alla Guerra, come ormai si fa chiamare, ha invitato i presenti a pregare con lui la "CSAR 25:17", recitata dalla squadra che aveva recuperato un aviatore abbattuto in Iran, e quella preghiera è il monologo del sicario di "Pulp Fiction" con qualche parola cambiata, tanto che dove Ezechiele fa dire a Dio che lo si riconoscerà dalla sua vendetta, la versione del Pentagono fa riconoscere il nominativo radio della pattuglia, Sandy 1. Il portavoce del dipartimento ha poi ammesso per iscritto che il testo era "ovviamente ispirato" al film. Amen.
Tre settimane prima, il 25 marzo e nel primo culto dall'inizio della guerra all'Iran, Hegseth aveva letto la preghiera che un cappellano militare aveva affidato ai soldati mandati a catturare Nicolás Maduro in Venezuela: che «ogni colpo trovi il bersaglio», e che arrivi una «violenza schiacciante» su «chi non merita pietà». Al capitolo 5 del Vangelo di Matteo c'è scritto di amare i nemici e pregare per chi ci perseguita. Al Pentagono la pietà è diventata insomma un criterio per scegliere il bersaglio. L'11 aprile, nella veglia per la pace in San Pietro, papa Leone XIV ha detto che «viene trascinato nei discorsi di morte persino il nome santo di Dio», senza nominare nessuno, e secondo la lettura di Euronews parlava proprio a chi, come Hegseth, descrive gli Stati Uniti come una nazione cristiana che combatte i suoi nemici.
Qui da noi la croce la impugna Roberto Vannacci, generale in congedo ed ex comandante della Folgore, che a febbraio ha lasciato la Lega per fondare Futuro Nazionale, dato oltre il 7 per cento dai sondaggi. Nello statuto l’identità italiana è ancorata alla "civiltà cristiana", e nel manifesto la remigrazione è indicata come necessità per chi non si assimila, dentro un'Italia "romana e cristiana". In televisione, a Fuori dal coro, il generale è andato oltre: «la remigrazione è uno dei diritti dell'uomo».
Il 16 giugno, uscendo da Castel Gandolfo, il Papa ha risposto a una domanda proprio sulla remigrazione, e le sue parole sono state riportate dal Messaggero: «semplicemente dire li mandiamo via, come dire ci laviamo le mani del problema, non mi sembra la risposta più cristiana». Lavarsi le mani è il gesto di Ponzio Pilato davanti alla folla, al capitolo 27 dello stesso Matteo, e il Papa ha scelto proprio quel gesto per descrivere il programma di un partito che si proclama difensore del cristianesimo. Due capitoli prima, al 25, c'è il criterio con cui si verrà giudicati, e fra le voci c'è "ero straniero e mi avete accolto". Nel programma di Futuro Nazionale quella riga diventa un foglio di via.
Gli studiosi il meccanismo l'hanno smontato da anni. Nel 2016 Nadia Marzouki, Duncan McDonnell e Olivier Roy hanno curato per Hurst "Saving the People. How Populists Hijack Religion", cioè come i populisti dirottano la religione, con un capitolo dedicato alla Lega Nord, e la conclusione è che per i populisti la religione conta come appartenenza più che come fede: serve a tracciare il recinto fra chi fa parte del popolo e chi resta fuori, mentre le gerarchie ecclesiastiche condannano e loro tirano dritto presentandosi come salvatori del popolo. Un anno dopo Rogers Brubaker, sociologo dell'Università della California a Los Angeles, ha chiamato "cristianismo" questa identità di civiltà costruita contro l'Islam. E già nel 2006 lo storico Emilio Gentile raccontava in "La democrazia di Dio" come George W. Bush avesse preso i miti della religione americana e li avesse fatti coincidere con l'integralismo della destra religiosa per giustificare la guerra. Vent'anni dopo Hegseth ha solo tolto il pudore.
Il dato più feroce l'hanno misurato due sociologi americani, Andrew Whitehead e Samuel Perry, nel libro "Taking America Back for God", uscito per Oxford University Press nel 2020: nei sondaggi nazionali che hanno analizzato, più una persona aderisce al nazionalismo cristiano e più vede nei rifugiati musulmani una minaccia terroristica, mentre più una persona va in chiesa, prega e legge le Scritture e più si sposta nella direzione opposta. La fede praticata smentisce la fede sbandierata, e lo fa con i numeri.
Ai cattolici basterebbe questo per stare alla larga da chi brandisce il crocifisso come un manganello, e per chi preferisce un promemoria più pop c'è il finale dello stesso film: il sicario Jules rilegge il suo versetto, ammette di essere lui «la tirannia degli uomini malvagi» e dice che sta provando con fatica a diventare il pastore. Un killer di Quentin Tarantino
ha fatto un esame di coscienza più serio del segretario alla Guerra e del generale della remigrazione. Il loro, a chiamarlo col suo nome, è estremismo di destra con il santino nel portafoglio: del Vangelo tengono il santino, il resto lo respingono alla frontiera.