Il calcio italiano sembrava finalmente davanti a un possibile punto di svolta. Dopo la fine dell'era Gravina e l'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, l'idea era quella di aprire una fase nuova in cui affrontare i problemi strutturali di un movimento che da anni fatica a ritrovare credibilità.
Invece, a meno di tre mesi dal voto del 22 giugno, tutto è tornato in discussione. Al centro c'è il tesseramento di Malagò e la sua eleggibilità alla presidenza. Una vicenda che potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più grande: il commissariamento della Federazione.
La questione nasce dall'articolo 29 dello Statuto FIGC, che prevede il tesseramento tra i requisiti necessari per la candidatura. Il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer ritiene che Malagò non ne fosse in possesso al momento dell'elezione e che il segretario generale Marco Brunelli abbia commesso una violazione ammettendolo alla corsa. Malagò, invece, considera la questione un problema di interpretazione.
La giustizia federale aveva già respinto le contestazioni e la Procura federale aveva chiesto per due volte l'archiviazione. Il caso, dunque, è tutt'altro che chiuso. Il paradosso è evidente: il nuovo presidente, arrivato per aprire una fase di cambiamento, rischia di vedere il proprio mandato sospeso proprio mentre dovrebbe occuparsi delle riforme. E così il calcio italiano torna a parlare soprattutto di procedure, ricorsi e regolamenti.
Se il Coni dovesse arrivare al commissariamento decadrebbero gli organi direttivi della FIGC. Non soltanto il presidente, quindi, ma anche il Consiglio federale, che nella vicenda del tesseramento non risulta direttamente coinvolto. È proprio questo uno dei nodi più delicati. Una soluzione potrebbe essere quella di conservare gli organi non coinvolti e nominare un commissario ad acta con il compito di accompagnare la Federazione verso nuove elezioni.
In caso di commissariamento pieno, invece, tutti gli organi decaduti potrebbero ricorrere al Collegio di Garanzia dello Sport. La decisione spetterebbe al Consiglio Nazionale del Coni, dopo l'eventuale proposta della Giunta. Tra le ipotesi circolate per il ruolo di commissario c'è quella di Carlo Mornati, attuale segretario generale del Coni, con Demetrio Albertini possibile sub-commissario per le questioni sportive.
Il terremoto interno non avrà conseguenze dirette sulla parte tecnica. Luciano Buonfiglio ha già chiarito che i ruoli resterebbero operativi, a partire dal commissario tecnico Roberto Mancini, fino alle nuove elezioni. Malagò potrebbe impugnare il commissariamento davanti al Collegio di Garanzia e rivolgersi alla giustizia amministrativa, arrivando fino al Consiglio di Stato. Anche una nuova candidatura non sarebbe necessariamente esclusa: con un nuovo tesseramento, Malagò potrebbe tornare in corsa alle elezioni.
Ma il punto è un altro. Il calcio italiano ha bisogno di tempo e stabilità per intervenire su vivai e formazione. Il rischio è invece di perdere altri mesi dietro a uno scontro interno. Il commissariamento, se arriverà, non risolverà da solo i problemi del sistema. Potrebbe però essere l'occasione per aprire una fase nuova, con tempi e obiettivi chiari. L'importante sarà che, questa volta, alle parole seguano decisioni concrete sulle riforme che il calcio italiano aspetta da anni.