17 Sep, 2026 - 13:00

Alla scoperta del NEC, la squadra di Nimega che vive sul confine

Alla scoperta del NEC, la squadra di Nimega che vive sul confine

Quella di stasera sarà una serata che a Nimega difficilmente dimenticheranno. Il NEC scenderà in campo all'Allianz Stadium contro la Juventus per la prima giornata di Europa League, davanti a uno dei club più importanti del calcio internazionale. Per una società abituata a muoversi lontano dai riflettori, sarà un'altra pagina da aggiungere a una storia costruita con un'identità precisa. 

Il NEC arriva a Torino dopo aver sfiorato la Champions League e con l'ambizione di non limitarsi a partecipare: vuole giocare il proprio calcio e provare a sorprendere anche in Europa. D'altronde l'ascesa del club olandese è di quelle che meritano di essere raccontate.

Un club nato tra le fabbriche

Il NEC nasce a Nimega nel 1900, in una città di poco meno di 200mila abitanti nella Gheldria, non lontana dal confine tedesco. Il nome completo, Nijmegen Eendracht Combinatie, racconta già qualcosa delle sue origini: il club affonda le radici in una realtà operaia, lontana dalla tradizione dei grandi club olandesi costruiti attorno alle élite cittadine.

Il rapporto con Nimega è ancora oggi uno degli elementi centrali della sua identità. Il Waal attraversa la città e il confine con la Germania è a pochi chilometri: una posizione che rende Nimega una città di passaggio, ma anche un luogo con una personalità molto forte. Il NEC ne è una delle espressioni sportive più riconoscibili e, in questi anni, si è fatto notare anche dal grande pubblico.

La stagione che ha cambiato tutto

La vera svolta è arrivata nel 2025/26. Il NEC ha chiuso l'Eredivisie al terzo posto, il miglior risultato della propria storia, conquistando all'ultima giornata il pass per i preliminari di Champions League. La squadra ha poi superato l'Olympiacos prima di arrendersi al Bodø/Glimt nel playoff: 1-3 in casa e 0-3 in Norvegia.

La Champions è sfumata, ma l'Europa League rappresenta comunque un traguardo enorme. Il NEC tornerà in una competizione continentale dopo 18 anni, con una storia europea breve ma non priva di episodi memorabili. Nel 1983/84 arrivò fino agli ottavi di Coppa delle Coppe, affrontando anche il Barcellona di Maradona. Nel 2008/09, invece, eliminò l'Udinese per 2-0 nella fase a gironi di Coppa UEFA.

Il “Dickie-taka” di Schreuder

A rendere il NEC ancora più interessante non è solo il risultato, ma il modo in cui è arrivato. Dick Schreuder ha costruito una squadra aggressiva, verticale e sempre molto propositiva. Pressione alta, recupero immediato del pallone e tanti uomini in fase offensiva sono i principi di un calcio che in Olanda è stato ribattezzato, con un gioco di parole, “Dickie-taka”.

Il rischio è quello di concedere spazi quando il pressing viene superato. È anche ciò che ha confermato il doppio confronto con il Bodø/Glimt, dove l'entusiasmo non è bastato a colmare le lacune. Ma è proprio questa ricerca continua del gioco a rendere il NEC una squadra difficile da affrontare. Schreuder, arrivato a Nimega nel 2025, ha trasformato una realtà provinciale nella migliore versione della propria storia.

Da Tadic a Schuurs: le vecchie conoscenze

La Juventus ritroverà alcuni volti già passati dal calcio italiano. Perr Schuurs è il caso più eclatante: l'ex difensore del Torino è tornato in campo dopo il lungo calvario in seguito alla rottura del crociato e questa sera potrebbe vivere una delle partite più importanti della sua carriera. 

Davanti, però, i riflettori saranno puntati su Dusan Tadic. A 37 anni, l'ex Ajax porterà con sé un ricordo tutt'altro che piacevole per la Juventus: il 16 aprile 2019 eliminò i bianconeri dalla Champions League con l'Ajax, completando una delle rimonte più dolorose della storia bianconera. E poi c'è Emre Mor, talento che nel 2017 sembrava destinato all'Inter ma non ha mai fatto il salto di qualità definitivo. Tre storie diverse, riunite nella stessa squadra. Il NEC arriva a Torino da outsider, ma con una certezza: proverà a lasciare il segno.

LEGGI ANCHE