15 Sep, 2026 - 10:10

Milan e Juventus favorite in Europa League: ma se sono davvero le più forti, perché sono qui?

Milan e Juventus favorite in Europa League: ma se sono davvero le più forti, perché sono qui?

C'è una domanda che accompagna l'inizio della nuova Europa League e che forse meriterebbe di essere posta con maggiore insistenza: perché Milan e Juventus vengono considerate tra le grandi favorite del torneo?

La risposta più semplice è anche quella più scontata: perché sono Milan e Juventus. Due dei club più importanti della storia del calcio italiano, due società che hanno costruito una reputazione internazionale enorme, due nomi che anche all'estero continuano a evocare Champions League, scudetti, Palloni d'Oro, finali europee e grandi campioni.

Eppure proprio qui nasce il paradosso.

Se Milan e Juventus sono davvero le due squadre più forti della competizione, come mai giocano l'Europa League?

La domanda non vuole essere una provocazione fine a se stessa. Vuole mettere in discussione un automatismo che nel calcio rischia di diventare pericoloso: confondere il blasone con la forza attuale.

Milan e Juventus favorite perché si chiamano Milan e Juventus?

Il dato è abbastanza significativo. Le valutazioni del mercato considerano Juventus e Milan tra le principali candidate alla vittoria dell'Europa League 2026/27, con i bianconeri e i rossoneri davanti a molte delle altre partecipanti.

E non è difficile capire perché.

In Europa League ci sono squadre importanti, ma non tutte hanno la storia, il patrimonio tecnico e il peso internazionale delle due italiane. Juventus e Milan, inoltre, sono state inserite in prima fascia nel sorteggio della league phase.

Ma il problema è proprio questo: la prima fascia racconta il passato molto più di quanto racconti il presente.

Il coefficiente UEFA, il prestigio della maglia e la storia europea hanno un peso nelle valutazioni. Ma quando il pallone comincia a rotolare, non giocano le coppe vinte vent'anni fa. Giocano i calciatori che hai oggi, l'allenatore che hai oggi, la qualità della rosa che hai costruito oggi e soprattutto il livello di gioco che riesci a esprimere oggi.

Ed è qui che il ragionamento cambia.

Se sei in Europa League, un motivo ci sarà

Milan e Juventus non sono arrivate in Europa League perché hanno deciso di fare una passeggiata nella seconda competizione continentale.

Ci sono arrivate perché il loro rendimento precedente non è stato sufficiente per essere dove, almeno sulla carta, la loro storia imporrebbe di stare: in Champions League.

Ed è questo il punto che non può essere ignorato.

Una squadra può essere più forte delle altre partecipanti all'Europa League e contemporaneamente essere lontana dalle grandi squadre europee. Le due cose non si escludono. Anzi, possono tranquillamente convivere.

Ma allora bisogna evitare di trasformare automaticamente Milan e Juventus nelle favorite assolute soltanto perché sono le due grandi decadute della competizione.

Perché la definizione di "decadute" contiene già una verità scomoda: sono grandi club che stanno cercando di tornare a essere grandi anche sul campo.

E tornare grandi non significa semplicemente indossare una maglia gloriosa.

Il blasone può aiutarti, ma non può giocare al posto tuo

La Juventus ha una storia europea enorme e ha vinto tre volte la Coppa UEFA/Europa League nella sua precedente denominazione. Il Milan, invece, ha una bacheca internazionale ancora più impressionante, ma non ha mai vinto questa competizione.

Questo dovrebbe già far riflettere.

Il Milan può avere più Champions di quasi tutte le squadre che incontrerà, ma questo non significa che abbia automaticamente più possibilità di vincere l'Europa League.

La Juventus può essere una delle società più riconoscibili del calcio europeo, ma questo non garantisce che sia tatticamente, tecnicamente o mentalmente superiore alle avversarie.

La storia ti mette sotto i riflettori. Non ti fa vincere le partite.

E forse proprio Milan e Juventus dovrebbero stare attente a questa distinzione.

Perché l'Europa League è una competizione molto più insidiosa di quanto suggerisca la sua etichetta di "seconda coppa europea".

Non è la Champions, ma non è nemmeno una passeggiata

Il rischio è quello di guardare l'Europa League con una certa sufficienza.

Non c'è la stessa concentrazione di fuoriclasse della Champions, è vero. Ma il torneo presenta comunque 36 squadre nella nuova league phase, con otto partite contro avversari differenti.

E soprattutto è una competizione nella quale possono emergere squadre costruite proprio per essere pericolose in questo contesto.

Ci sono club abituati al calcio europeo, squadre fisiche, realtà che possono preparare una singola partita con una concentrazione assoluta e avversarie che magari non hanno il nome del Milan o della Juventus ma possiedono organizzazione, entusiasmo e maggiore continuità.

È il classico torneo nel quale il favorito può diventare vittima del proprio status.

Se Milan e Juventus vengono considerate le squadre da battere, ogni avversaria avrà un motivo in più per giocare la partita della stagione.

E questo cambia completamente la prospettiva.

Milan e Juventus hanno un vantaggio, ma anche una responsabilità

Essere considerate favorite non è necessariamente un vantaggio.

Lo diventa soltanto se riesci a trasformare la superiorità teorica in superiorità reale.

Milan e Juventus hanno certamente qualcosa che molte altre squadre non hanno: profondità, storia, qualità individuale, esperienza internazionale e una pressione competitiva alla quale sono abituate.

Ma proprio per questo avranno anche una responsabilità diversa.

Non potranno semplicemente vincere.

Dovranno dimostrare di essere davvero superiori.

Perché se elimini una squadra sulla carta inferiore, hai semplicemente fatto il tuo. Se invece vieni eliminato, improvvisamente quella stessa superiorità teorica diventa un'accusa: come è possibile che Milan o Juventus non siano arrivate fino in fondo?

È il prezzo del blasone.

E allora forse il vero obiettivo è capire quanto valgono davvero

Ed è questo che rende interessante la loro Europa League.

Più che chiedersi se Milan e Juventus vinceranno il torneo, sarebbe interessante capire quanto sono realmente lontane dal livello delle grandi d'Europa.

Perché la competizione può diventare una sorta di termometro.

Se una delle due dovesse dominare il torneo, arrivando alla finale con autorità, allora sarebbe legittimo dire che l'Europa League era effettivamente una competizione al di sotto delle sue possibilità.

Ma se dovessero incontrare difficoltà, perdere punti contro avversarie considerate inferiori o uscire prematuramente, allora emergerebbe una verità molto meno comoda: forse non erano favorite perché erano realmente le squadre più forti, ma perché erano le squadre più famose.

E sono due cose completamente diverse.

La domanda che l'Europa League deve lasciare a Milan e Juventus

Forse, quindi, il tema non è stabilire se Milan e Juventus siano le favorite.

La vera domanda è un'altra: sono ancora davvero le grandi squadre che il loro nome racconta?

Perché essere in Europa League, per due società abituate a considerare la Champions come il proprio habitat naturale, è già un segnale.

Non necessariamente una condanna, ma certamente un campanello d'allarme.

L'Europa League può diventare il trampolino per tornare ai vertici oppure la dimostrazione che il processo di ricostruzione è ancora incompleto.

Ed è proprio qui che il paradosso diventa interessante.

Milan e Juventus partono davanti a molte delle loro avversarie. Ma non perché abbiano già dimostrato di essere le migliori.

Partono davanti perché il calcio europeo continua a riconoscere loro un credito costruito negli anni.

Adesso, però, quel credito dovranno trasformarlo in risultati.

Perché il blasone può farti partire in prima fila.

Non può portarti da solo fino a Francoforte

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