C'è una cosa che il calcio italiano riesce a fare meglio di qualsiasi altro sport: mettere d'accordo tutti.
Non sempre, naturalmente. Anzi, quasi mai.
Ma basta che perda la Juventus e, improvvisamente, le distanze si accorciano. Interisti, milanisti, romanisti, napoletani, laziali, fiorentini e tifosi di tante altre squadre possono ritrovarsi dalla stessa parte. Non perché amino il Sassuolo, ma semplicemente perché la Juventus ha perso.
Il 3-2 del Sassuolo contro i bianconeri, arrivato al termine di una partita folle e decisa nei minuti finali, ha lasciato la Juventus con 7 punti dopo quattro giornate e all'ottavo posto.
E allora viene da chiedersi: perché una sconfitta della Juventus sembra fare godere così tanti tifosi che non hanno nulla a che vedere con il Sassuolo?
La risposta forse è più semplice di quanto sembri: perché nel calcio italiano esiste ancora un doppio metro gigantesco tra ciò che viene considerato accettabile quando vince l'Inter e ciò che diventa immediatamente sospetto quando vince la Juventus.
Partiamo proprio dal Sassuolo.
La squadra emiliana ha battuto la Juventus 3-2 con un finale incredibile: prima Esposito, poi la rimonta bianconera con la doppietta di Zhegrova, quindi il gol decisivo di Adzic nel recupero.
Per il Sassuolo è una vittoria pesantissima.
Per la Juventus è una brutta sconfitta.
Per molti altri, invece, è semplicemente una buona notizia.
Ed è questo il fenomeno interessante.
Una partita di campionato che dovrebbe riguardare principalmente le due squadre in campo finisce per assumere un significato molto più grande. La sconfitta della Juventus diventa qualcosa da celebrare anche per chi non ha alcun interesse diretto nella corsa al titolo.
Non è una novità e non è nemmeno una colpa.
È il calcio.
Le rivalità costruiscono una sorta di classifica parallela: non conta soltanto quanti punti ha la propria squadra, ma anche quanti ne perde l'avversaria che si vorrebbe vedere più lontana possibile.
E se quella squadra è la Juventus, il piacere della sconfitta sembra diventare ancora più trasversale.
Qui però arriva il paradosso.
Perché stiamo parlando della Juventus come se fosse ancora la squadra che domina il calcio italiano.
Ma la realtà racconta altro.
L'ultimo scudetto bianconero risale alla stagione 2019/20, quella del nono titolo consecutivo. Da allora la Juventus non è più riuscita a tornare sul trono della Serie A.
Da quel momento hanno vinto Inter, Milan, Napoli, Inter, Napoli e ancora Inter.
E proprio l'Inter è diventata la squadra che, negli ultimi anni, ha costruito la maggiore continuità al vertice.
I nerazzurri hanno conquistato tre degli ultimi sei campionati: 2020/21, 2023/24 e 2025/26. L'ultimo, quello appena concluso, è stato il 21° scudetto della storia interista, conquistato con tre giornate di anticipo.
Quindi il calcio italiano dovrebbe essersi abituato all'Inter vincente.
E invece no.
La Juventus continua a essere percepita, almeno in una parte del tifo, come il grande nemico da abbattere.
È come se il ricordo dei nove scudetti consecutivi fosse rimasto molto più forte della realtà degli ultimi sei anni.
Ed eccoci al vero punto.
Immaginiamo per un attimo che l'Inter continui sulla strada intrapresa in queste prime giornate.
Dopo quattro partite è a punteggio pieno, insieme alla Roma, e ha appena battuto l'Udinese 5-3 dopo essere stata sotto di due gol.
Non significa che lo scudetto sia già assegnato.
Siamo a settembre.
Ma se nei prossimi mesi i nerazzurri dovessero prendere il largo, qualcuno potrebbe iniziare a parlare di dominio, di superiorità, di squadra più forte, di progetto vincente.
E va benissimo.
Il problema nasce quando utilizziamo una logica completamente diversa per la Juventus.
Perché quando vince l'Inter, la sensazione è spesso quella di assistere alla normale affermazione della squadra più forte.
Quando vince la Juventus, invece, soprattutto se c'è un episodio arbitrale discusso, si apre un altro capitolo.
Il rigore diventa sospetto.
Il fallo diventa controverso.
Il fuorigioco diventa materia di discussione.
La decisione dell'arbitro diventa più importante della prestazione della squadra.
E così il risultato rischia di passare in secondo piano.
Non è necessario accusare una tifoseria specifica.
Perché questa dinamica appartiene a tutti.
Il tifoso ragiona con il cuore, non con la bilancia.
Se il mio avversario viene favorito, lo vedo immediatamente.
Se viene favorito il mio club, magari sono più propenso a considerare l'episodio come una semplice decisione arbitrale.
È umano.
Ma quando questo meccanismo diventa collettivo, produce una situazione curiosa.
L'Inter può vincere e diventare la squadra che “ha meritato”.
La Juventus può vincere e diventare quella che “ha avuto qualcosa”.
L'Inter può dominare e il campionato può essere definito spettacolare.
La Juventus può dominare e qualcuno inizierà a chiedersi cosa ci sia dietro.
Non è necessariamente una questione di fatti.
È una questione di percezione.
E nel calcio la percezione pesa tantissimo.
Questa è forse la domanda che dovremmo porci.
Perché se guardiamo gli ultimi sei campionati, la risposta è abbastanza chiara.
L'Inter ha vinto tre volte. Milan e Napoli una volta ciascuno. La Juventus è ferma al 2019/20.
Quindi oggi non avrebbe più senso parlare della Juventus come della squadra che domina il calcio italiano.
La storia dice una cosa.
Il presente ne dice un'altra.
La Juventus resta il club con più scudetti nella storia della Serie A, 36, mentre l'Inter è salita a 21 con il titolo del 2025/26.
Ma la storia non può diventare una condanna eterna.
E soprattutto non può essere utilizzata per spiegare ogni vittoria o ogni sconfitta del presente.
La Juventus non ha bisogno di perdere perché il campionato sia più bello.
E l'Inter non ha bisogno di vincere perché il campionato sia più credibile.
C'è poi un altro aspetto da non dimenticare.
Al di là di tutte le rivalità, il Sassuolo ha semplicemente fatto il proprio lavoro.
Ha battuto la Juventus.
Lo ha fatto rimontando due volte e trovando il gol decisivo nel recupero.
Ed è proprio questo che rende ancora più curioso il comportamento degli altri tifosi.
Per il Sassuolo quella non è stata una partita politica.
Non era una battaglia contro la Juventus storica.
Era una partita di campionato da vincere.
E l'ha vinta.
Gli altri, invece, ci hanno costruito sopra la propria personale soddisfazione.
Perché quando perde la Juventus, spesso non perde soltanto la Juventus.
Per una sera perde anche quella squadra che tanti tifosi italiani hanno imparato a considerare come il nemico comune.
Ed è qui che il discorso può diventare ancora più interessante.
Perché la Juventus è ottava con 7 punti, mentre Inter e Roma sono a 12 dopo quattro giornate.
La stagione è appena iniziata.
La Juventus può ancora cambiare passo.
Può tornare a vincere.
Può entrare nella corsa al titolo.
E se dovesse farlo, probabilmente assisteremmo ancora allo stesso spettacolo.
Ogni vittoria bianconera sarebbe analizzata con una lente d'ingrandimento.
Ogni pareggio dell'Inter sarebbe accolto con entusiasmo da chi vuole riaprire il campionato.
Ogni sconfitta juventina diventerebbe una piccola festa collettiva.
Perché forse il problema non è più soltanto la Juventus.
È quello che la Juventus rappresenta ancora nella testa di chi la considera l'avversaria da battere, anche quando non è più quella dominante di un tempo.
Ed eccoci alla conclusione più scomoda.
Forse quando diciamo di volere un campionato equilibrato non siamo completamente sinceri.
Perché l'equilibrio ci piace soprattutto quando a perdere è la squadra che non sopportiamo.
Se l'Inter prende il largo, per molti il campionato può comunque essere bellissimo.
Se la Juventus perde contro il Sassuolo, tutti possono sorridere.
Se invece la Juventus dovesse tornare a vincere con continuità, improvvisamente ogni partita diventerebbe molto più importante, ogni episodio molto più pesante, ogni decisione arbitrale molto più discussa.
Non è giusto o sbagliato.
È il tifo.
Ma forse sarebbe semplicemente più onesto ammetterlo.
Se vince l'Inter, va tutto bene. Se perde la Juventus, godono tutti. E se invece vince la Juve, allora bisogna controllare bene come ha fatto.
Il calcio italiano, in fondo, non ha mai avuto davvero bisogno di essere neutrale.
Ha sempre avuto bisogno di qualcuno da tifare.
E soprattutto di qualcuno contro cui tifare.