Si era sottoposta a un intervento per risolvere un problema di ernia cervicale. Ma un'imprenditrice di Bibbona, in provincia di Livorno, all'epoca 50enne, era uscita dalla sala operatoria con una grave e irreversibile lesione al midollo spinale.
Una conseguenza che aveva radicalmente cambiato la sua vita: la donna aveva perso sensibilità alle gambe, sviluppando difficoltà di deambulazione. Aveva inoltre riscontrato anche problemi nel controllo delle funzioni fisiologiche, con gravi ripercussioni sulla sfera personale e relazionale.
I fatti risalgono al 2017. Il processo di primo grado si era concluso, nel 2024, con un risarcimento a favore della paziente di 560mila euro: cifra però ridotta in Appello. La notizia è riportata da Il Tirreno.
A distanza di nove anni dall'evento, la Corte d'Appello di Firenze, chiamata a decidere sul ricorso presentato dall’Asl Toscana Nord Ovest, ha ora fissato il risarcimento in 300mila euro, ai quali vanno aggiunti circa 60mila euro per le spese legali.
Secondo quanto emerso, i giudici avrebbero confermato la tesi della sentenza di primo grado, riconoscendo quindi la responsabilità dell’Azienda sanitaria per quanto riguarda le importanti lesioni riportate dalla paziente. Allo stesso tempo, hanno però accolto la richiesta dell’Asl, ritenendo che la condizione patrimoniale della donna non fosse in realtà cambiata nonostante le problematiche di salute.
Secondo la consulenza d'ufficio, a causare la lesione fu l'improvvisa rottura del tubolare caudale del distrattore, cioè il divaricatore usato durante l'intervento alla cervicale, che provocò un trauma al midollo spinale. Secondo i giudici, il personale medico avrebbe dovuto prevenire l'episodio controllando adeguatamente gli strumenti chirurgici.
Sulla stessa cartella clinica veniva annotato "l'avvenuto distacco accidentale del tubolare caudale del distrattore utilizzato nell’operazione". Le condizioni della paziente peggiorarono in maniera significativa, con ripercussioni anche sulla vita intima e relazionale.
Nella sentenza di primo grado, il Tribunale di Livorno aveva collegato il danno biologico e patrimoniale "unicamente all’errata esecuzione dell’intervento chirurgico". Infatti i consulenti, sia quelli nominati dal giudice sia quelli della controparte, avevano individuato nella rottura del distrattore di Caspar la causa della sofferenza midollare sofferta dopo l'operazione.
Su questo aspetto la Corte d’Appello non ha modificato la valutazione in alcun modo, confermando l'obbligo della verifica periodica degli strumenti operatori, come richiesto dagli obblighi di diligenza dell’Azienda sanitaria, anche nel caso in cui non venga indicato dal produttore.
Tuttavia, l’entità del risarcimento è stata rivista in quanto la donna non avrebbe subito un effettivo pregiudizio patrimoniale a causa delle sue condizioni di salute: da qui la riduzione di oltre 200mila euro.