La Juve è tornata da Sassuolo con il primo ko stagionale e più dubbi che certezze. Il 3-2 ha confermato le difficoltà di una squadra che Luciano Spalletti non è ancora riuscito a far funzionare secondo le proprie idee e che continua a ricevere poco dai nuovi acquisti. Kolo Muani e Woltemade hanno deluso, mentre anche gli altri innesti non sono riusciti a dare la svolta che ci si aspettava.
E così torna una domanda che, soltanto fino a pochi giorni fa, sembrava assurda: e se alcuni dei giocatori ceduti fossero stati sottovalutati? I numeri dei prestiti raccontano una storia diversa e accentuano il confronto tra chi è uscito e chi è arrivato. E, per la Juve, è tutt'altro che positivo.
Il paradosso è che diversi giocatori partiti in prestito hanno trovato rapidamente una dimensione nella quale esprimersi. Adžić ne è l'esempio più eclatante: il montenegrino, in prestito al Sassuolo, ha segnato il gol del definitivo 3-2, confermando un avvio di stagione positivo. Ma il discorso non si ferma qui. Jonathan David si è sbloccato alla terza presenza con l'Atletico Madrid, segnando un gol di pregevole fattura nel 3-0 contro la Real Sociedad.
Lois Openda ha trovato continuità al Lione, con due gol e un assist nelle prime uscite. Adin Licina, classe 2007, sta invece sorprendendo alla Cremonese tra campionato e Coppa Italia. Dall'altra parte ci sono i tanti nuovi arrivi che continuano a faticare. E il caso Kolo Muani ha acceso la spia rossa: l'attaccante francese sembra totalmente spaesato e contro il Sassuolo è stato tra i peggiori in campo.
Non è solo il valore dei singoli giocatori a fare la differenza. Il peso della maglia bianconera conta e, in diversi casi, risulta decisivo. Lontano da Torino si può sbagliare senza che ogni prestazione negativa diventi una condanna e viene da chiedersi se i nuovi innesti abbiano la personalità per indossare quei colori. A Torino la pressione si somma alla concorrenza e a una squadra che ancora fatica a trovare un'identità precisa.
L'arrivo di Giovanni Carnevali ha aperto un nuovo ciclo, ma il lavoro da fare è ancora tanto. Spalletti deve capire in che direzione andare e, a giudicare dai risultati, il tempo a sua disposizione non è poi molto. Il risultato è che i nuovi arrivati finiscono in una spirale negativa nella quale le difficoltà della squadra amplificano i limiti dei singoli. Un buco nero che, negli ultimi anni, ha ridimensionato quelli che sembravano essere veri e propri campioni in rampa di lancio.
Il caso Vlahovic, pur diverso perché non in prestito, rende ancora più pesante il tema. La Juve ha scelto di lasciarlo andare a parametro zero, anche per le sue richieste economiche, mentre l'attaccante ha segnato quattro gol nelle ultime due partite con il Besiktas. Nel frattempo il club ha scelto di puntare su Kolo Muani, che finora ha avuto un impatto nullo. Non significa che tutti i giocatori partiti fossero da Juve o che tutti quelli arrivati siano stati errori di mercato. Significa però che il contesto conta, e a Torino sembra contare ancora di più.
Se mancano un'idea di gioco chiara, continuità e un ambiente capace di accompagnare la crescita dei giocatori, anche i talenti più luminosi possono perdersi. La vera sfida, dunque, sarà cambiare rotta sotto diversi punti di vista. La necessità di creare un progetto chiaro e senza equivoci farà la differenza molto più dei singoli acquisti. D'altronde sarebbe assurdo pensare che i quasi 100 milioni di euro spesi sul mercato siano stati buttati al vento.