Ci sono immagini che raccontano la storia di un club più di molte vittorie. Quella di “This is Anfield” è una di queste. Il cartello che accoglie i giocatori nel tunnel dello stadio del Liverpool è stato inquadrato migliaia di volte, soprattutto nelle grandi notti europee, diventando parte integrante della Champions League.
Tre parole semplici che si sono trasformate in un simbolo. Il primo esemplare della scritta, nato da un’idea di Bill Shankly nel 1972, è stato venduto all’asta il 9 settembre per 115mila sterline, con un esborso finale vicino ai 175mila euro. Una cifra enorme per un oggetto apparentemente comune. Ma perché quel cartello vale così tanto? Per capirlo è necessario ripercorrerne la storia.
Nel 1972, secondo la ricostruzione di Budds Auctions, qualcuno all’interno dello stadio propose di mettere nel tunnel una scritta come “Welcome to Anfield”. Shankly la considerò troppo gentile. Al suo posto scelse “This is Anfield”: non un benvenuto, ma una dichiarazione. La differenza racconta bene il modo in cui l’allenatore scozzese costruì l’identità del Liverpool. Il cartello doveva ricordare ai giocatori che cosa significasse indossare quella maglia e, allo stesso tempo, far capire agli avversari dove fossero entrati. Era psicologia prima ancora che arredamento.
La frase, dipinta con lettere bianche su fondo rosso e accompagnata dallo stemma del club, condensava in poche parole la mentalità di Shankly. Il valore dell’originale sta anche nel momento in cui è stato utilizzato. Le fotografie raccolte per l’asta hanno permesso di riconoscere il cartello attraverso crepe, scheggiature e macchie di vernice. Un cimelio che ha accompagnato anche il Liverpool di Bob Paisley, protagonista delle prime due Coppe dei Campioni nel 1977 e nel 1978.
Dopo gli anni al Liverpool, il cartello prese una strada del tutto imprevedibile. Roy Evans lo regalò a Ronald Wilson, ex componente delle giovanili del club. Wilson lo portò sull’Isola di Man, dove per circa vent’anni venne esposto nel bar del Rutland Hotel, gestito dalla sua famiglia. Nel 2000 passò ai figli di Wilson e successivamente venne conservato nell’ufficio del figlio Ian.
È rimasto lì fino al suo pensionamento, all’inizio del 2026, quando la famiglia ha deciso di metterlo all’asta. È anche questa provenienza ad aver fatto la differenza. Nel collezionismo sportivo non conta soltanto l’età, ma la possibilità di dimostrare l’autenticità. In questo caso fotografie, passaggi di proprietà e conservazione familiare hanno costruito una storia difficile da replicare. Il prezzo finale, dunque, è il risultato di questo magnifico intreccio.
Nel frattempo “This is Anfield” ha smesso di essere soltanto una scritta. Toccare il cartello prima di entrare in campo è diventato un gesto riconoscibile per generazioni e generazioni di giocatori. Alcuni lo hanno trasformato in un rito personale, altri hanno scelto di farlo solo dopo aver conquistato un trofeo.
Quel cartello ha attraversato l’epoca in cui il Liverpool è diventato una potenza del calcio europeo, comparendo nelle immagini delle supersfide e ha accompagnato grandissimi campioni. D'altronde Shankly aveva scelto quelle tre parole sperando che diventassero un marchio di fabbrica dei Reds. Mezzo secolo dopo, quello slogan si è trasformato in un vero patrimonio.