La maggioranza inciampa ancora sulla legge elettorale. Dopo una mattinata di tensioni e fibrillazioni sull'emendamento relativo alle preferenze, gli sherpa del centrodestra hanno dovuto riunirsi nuovamente ad ora di pranzo per provare a trovare una mediazione.
Alla riunione hanno partecipato Lucio Malan, di Fdi, Massimiliano Romeo, della Lega, Stefania Craxi, di Forza Italia, più la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giovanni Donzelli, Angelo Rossi e Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia, Andrea Paganella e Giorgio Maria Bergesio della Lega, e Roberto Rosso di Forza Italia.
Nel frattempo l'opposizione ha intensificato il pressing su Giorgia Meloni chiedendole di riportare subito il Paese alle urne.
Da Calenda a Renzi, da Avs al Movimento 5 Stelle è un coro unanime, per chieder alla presidente del Consiglio di ammettere di non avere più una maggioranza e di "staccare" in anticipo la spina al governo.
Le prossime ore saranno decisive, non solo per capire se alle prossime politiche si voterà con le preferenze o meno, ma anche per capire quando effettivamente si andrà a votare.
Il debutto a Palazzo Madama dello Stabilicum non ha tradito le attese. Il centrodestra ci è arrivato in Aula diviso e senza un accordo, mentre l'opposizione si è unita nell'evidenziare le difficoltà della maggioranza, chiedendo a Giorgia Meloni il voto anticipato.
Ha detto Carlo Calenda parlando con i cronisti al Senato.
Un invito a analogo arriva dall'altro leader del centro, Matteo Renzi, che nel suo intervento di questa mattina al Senato, ha sfidato Fratelli d'Italia a votare l'emendamento sulle preferenze pure presentato dal centrosinistra e in caso di voto contrario degli alleati a trovare il coraggio di dichiarare "chiusa questa esperienza di governo e ci porti alle elezioni".
Ha accusato il senatore di Italia Viva.
Il senatore di AVS, Peppe De Cristofaro, ha detto di augurarsi che "si voti il prima possibile".
Per il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini, la maggioranza è "in frantumi" e oggi Meloni "dovrà scegliere: perdere la poltrona o perdere la faccia".
Una carrellata di dichiarazioni che evidenziano come dal centrosinistra sia iniziato un pressing serrato sulla premier Meloni per andare al voto anticipato.
La legge elettorale potrebbe essere la goccia capace di far traboccare il proverbiale vaso.
Al momento, le continue riunioni tra gli alleati, non hanno portato ad un accordo su una posizione unitaria relativa all'emendamento sulle preferenze.
Nel pomeriggio di oggi sono previste le prime votazioni: come voteranno Lega e Forza Italia? FdI appoggerà il subemendamento del Pd decretando lo strappo con gli alleati? I dubbi e le divisioni continuano a tenere sul filo il voto al Senato.
Un nuovo strappo, dopo quanto accaduto lo scorso 14 luglio a Montecitorio, sarebbe impossibile da gestire per Palazzo Chigi e i leader dell'opposizione lo sanno molto bene, tanto che nelle ultime ore stanno evidenziando le divisioni interni all'esecutivo e la conseguente opportunità di andare al voto anticipato.
Dove per voto anticipato non si intende aprile o giugno 2027, ipotesi che pure stanno circolando in maggioranza.
Intanto, secondo quanto si apprende, il governo potrebbe rimettersi al parere dell'aula del Senato su più di un emendamento alla legge elettorale, anche su quello presentato dal partito democratico, e sottoscritto dalle altre forze di opposizione, che introduce le cosiddette preferenze libere.
In pratica senza una linea comune, sarà l'aula a decidere e se così fosse, la votazione potrebbe decidere le sorti del governo.