10 Sep, 2026 - 10:35

Ma senza Sinner e Alcaraz protagonisti che tennis è? Il tifoso si diverte?

Ma senza Sinner e Alcaraz protagonisti che tennis è? Il tifoso si diverte?

Senza il numero uno al mondo e con il campione in carica costretto a rientrare dopo cinque mesi di stop, gli US Open hanno raccontato un tennis diverso. Bello, imprevedibile, perfino spettacolare. Ma viene da chiedersi: quanto ci manca davvero la sfida tra Sinner e Alcaraz?

C'è una domanda che aleggia sugli US Open 2026 e che forse nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare qualche anno fa: ma senza Jannik Sinner e Carlos Alcaraz protagonisti, che tennis è?

Attenzione, non significa che a New York non ci siano state partite spettacolari, sorprese, campioni e storie da raccontare. Anzi. Il torneo ha regalato ribaltoni, maratone e protagonisti inattesi. Ma è impossibile non notare un'assenza: quella della rivalità che negli ultimi anni ha trasformato il tennis maschile in qualcosa di molto più facilmente riconoscibile anche dal pubblico meno appassionato.

Sinner non c'è proprio. Il numero uno del mondo ha dovuto rinunciare agli US Open per il problema al ginocchio destro, dopo una stagione straordinaria nella quale aveva conquistato, tra gli altri, Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid, Roma e Wimbledon.

Alcaraz invece c'era. Ma forse sarebbe più corretto dire che era tornato.

Lo spagnolo si è presentato a New York dopo quasi cinque mesi di assenza per l'infortunio al polso destro. Un ritorno tutt'altro che banale, perché dall'altra parte della rete non c'era un giocatore qualsiasi: c'era il campione in carica, quello che nel 2025 aveva battuto proprio Sinner in finale.

E per qualche giorno sembrava quasi che il tennis fosse riuscito a rimettere insieme i pezzi.

Poi è arrivato Ben Shelton.

Senza Sinner, Alcaraz doveva essere il padrone della festa

L'eliminazione dello spagnolo contro Shelton ha dato una risposta piuttosto curiosa alla domanda iniziale.

Alcaraz ha perso dopo una partita folle, durata quattro ore e 28 minuti e terminata alle 3:33 del mattino. Cinque set, continui cambi di inerzia, problemi fisici e un tie-break decisivo che ha premiato l'americano.

Non è stata esattamente una passeggiata di salute.

E forse è proprio questo il bello e il problema contemporaneamente.

Il bello è che il tennis non è morto senza Sinner e Alcaraz. Il problema è che quando mancano loro, sembra quasi che manchi il filo narrativo principale.

Perché ormai il pubblico si è abituato a quella sfida. Sinner contro Alcaraz non è più soltanto una partita di tennis: è diventata una storia. È il numero uno contro quello che vuole prendersi il numero uno. È il ragazzo glaciale contro quello esplosivo. È la continuità contro l'improvvisazione, la precisione contro la fantasia.

Quando uno dei due manca, la rivalità si ferma. Quando mancano entrambi, bisogna ricominciare a cercare una nuova storia.

Il tifoso si diverte lo stesso?

Qui arriva la domanda più interessante.

Il tifoso guarda ancora il grande tennis anche se non ci sono Sinner e Alcaraz?

La risposta è sì. Ma forse non nello stesso modo.

Una semifinale tra due giocatori che il pubblico conosce meno può essere bellissima. Una finale senza le superstar può diventare una sorpresa sportivamente affascinante. E magari proprio da questi US Open può uscire il prossimo grande protagonista.

Ma c'è una differenza tra il guardare una grande partita e il non voler perdere una grande partita.

Quando giocano Sinner o Alcaraz, soprattutto contro un avversario di livello, scatta qualcosa di diverso. Il tifoso occasionale si ferma davanti alla televisione. Quello che normalmente non segue il circuito controlla l'orario. Quello che non sa distinguere un Masters 1000 da un torneo ATP 250 almeno sa che "gioca Sinner".

È questo il valore delle superstar.

E sarebbe ingenuo pensare che il tennis possa fare tranquillamente a meno di loro senza pagarne il prezzo in termini di attenzione.

Il paradosso degli US Open: più imprevedibilità, meno certezza

Senza Sinner il tabellone è diventato immediatamente più aperto. L'assenza del numero uno del mondo ha eliminato quella che, almeno sulla carta, sarebbe stata una delle principali certezze del torneo. Per la prima volta in questo secolo, inoltre, il numero uno ATP non era presente al via degli US Open.

E questo può essere un bene.

Perché lo sport ha bisogno anche dell'imprevisto. Se sapessimo sempre chi arriverà in finale, perché dovremmo guardare?

Il problema è che nel tennis moderno si è creato un curioso paradosso: più è incerto il risultato, più rischia di essere debole la narrazione per il grande pubblico.

Se Sinner e Alcaraz sono presenti, il torneo ha immediatamente una trama.

Se non ci sono, bisogna aspettare che qualcuno quella trama la costruisca.

E magari Shelton, Tiafoe, Zverev o uno degli altri protagonisti rimasti a New York saranno proprio quelli capaci di farlo.

Il tennis non può vivere soltanto di due fenomeni

Sarebbe però un errore ancora più grande ridurre tutto a Sinner e Alcaraz.

Il tennis ha una profondità enorme. Ha giocatori capaci di regalare partite straordinarie, giovani che aspettano soltanto l'occasione giusta e campioni che possono ancora cambiare la storia di un torneo.

La vittoria di Shelton contro Alcaraz ne è un esempio perfetto.

L'americano ha sfruttato l'occasione e si è preso una delle vittorie più importanti della sua carriera. E ora affronterà Frances Tiafoe in una semifinale tutta americana.

Questa è la parte affascinante dello sport: quando il favorito cade, qualcuno deve pur raccogliere il trofeo.

E magari tra qualche anno racconteremo proprio questo US Open come il torneo nel quale è nato un nuovo protagonista.

Però diciamolo: Sinner-Alcaraz ci manca

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma la verità è abbastanza semplice.

Sinner-Alcaraz ci manca.

Manca al torneo. Manca alla televisione. Manca al tifoso che aspetta quella partita. Manca persino agli avversari, perché battere uno dei due significa ancora oggi conquistare qualcosa di più di una semplice vittoria.

Sinner ha dovuto fermarsi proprio quando sembrava lanciato verso un'altra stagione dominante. Alcaraz è tornato dopo un lungo stop e, nonostante un ottimo percorso a New York, è stato fermato da Shelton al termine di una battaglia memorabile.

Il tennis, dunque, va avanti.

E va avanti anche molto bene.

Ma forse questa è la domanda che gli US Open ci lasciano: quanto è grande uno sport quando i suoi due principali protagonisti non sono in campo?

La risposta la scopriremo nei prossimi giorni.

Perché il torneo può tranquillamente sopravvivere senza Sinner e Alcaraz.

Il vero interrogativo è un altro: riuscirà qualcuno a farci dimenticare, almeno per qualche ora, che non ci sono loro?

Perché il tifoso di tennis si diverte anche senza Sinner e Alcaraz.

Ma quando entrano loro due in campo, diciamocelo: il telecomando lo prende un altro.

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