09 Sep, 2026 - 16:31

Pontida, aria da "resa dei conti" per Salvini: il Carroccio si sgretola alla vigilia dell'adunata

Pontida, aria da "resa dei conti"  per Salvini: il Carroccio si sgretola alla vigilia dell'adunata

Diciamolo senza fronzoli: la Lega, in questo scorcio di settembre, somiglia più a un condominio in guerra permanente che a un partito compatto in marcia verso Pontida. Spifferi, veleni, sponde dichiarate e altre coltivate nell'ombra dei corridoi di via Bellerio: la mappa del Carroccio oggi si legge per blocchi, e nessuno dei tre sembra davvero disposto a fare un passo indietro. Da una parte i nordisti-autonomisti, dall'altra i salviniani a oltranza, e in mezzo — per ora alla finestra, ma pronta a pesare — una zona grigia che aspetta di capire da che parte conviene stare.

I governatori assediano il Capitano

Il blocco più organizzato è quello dei territori. Il tandem Fedriga-Fontana fa da apripista, con il presidente friulano che ufficialmente tace ma di fatto guida la truppa. Attorno, un elenco lungo: il "doge" uscente del Veneto, il governatore trentino, un senatore ex ministro, il capogruppo alla Camera (prudentissimo in pubblico) e chi, pur restando in Lega, non è più in sintonia con il segretario federale. A completare il quadro, i satelliti: gli ex leghisti che hanno lasciato il partito per dissenso ma continuano a fare sponda con gli autonomisti, promotori di comitati per "rilanciare" l'anima storica del Nord. Secondo alcune ricostruzioni interne, più della metà dei parlamentari leghisti non si riconoscerebbe più nella linea attuale, pur senza dirlo apertamente. Il punto di riferimento economico di quest'area resta il ministro dell'Economia: chi lo frequenta lo descrive come una persona di solida cultura d'impresa, capace di dire le cose come stanno — ma sempre nelle sedi opportune, mai in pubblico.

Gli irriducibili si blindano intorno al leader

Sul fronte opposto si compatta l'ala sovranista-salviniana. Ci sono i fedelissimi di nuova generazione, un gruppo di deputati inflessibili che non arretra di un millimetro, e i fedelissimi storici: tra questi, chi in queste settimane raccoglie consensi per una possibile promozione a capogruppo al Senato, al posto del capogruppo ritenuto ormai troppo defilato dalla linea del segretario. Si aggiungono figure di peso istituzionale e alcune voci femminili di primo piano, su cui però circolano indiscrezioni di un dialogo sempre più stretto con gli alleati di governo. In mezzo, un giovane governatore del Nordest cresciuto politicamente accanto a Salvini ma che, se ha dei dubbi, preferisce discuterli nella cerchia più stretta piuttosto che in pubblico.

Chi sta alla finestra

Non mancano i "neutrali", o presunti tali: tre nomi vicini più alla linea dell'Economia che a quella del segretario, descritti come persone che non criticano per partito preso ma vogliono solo capire come si stanno mettendo le cose. E poi c'è chi, da sempre governativo, se la gioca con tutti: un ministro pluriministro che dialoga con ogni componente, evita strappi e in questi giorni ha persino rassicurato l'area più oltranzista sulle modifiche allo statuto del partito, garantendo che il segretario federale resterà attaccabile politicamente ma non tecnicamente.

Il redde rationem del 19 settembre

Il countdown porta dritto al 19 settembre, anniversario della nascita del fondatore storico del Carroccio e vigilia del raduno sul pratone. È previsto un pellegrinaggio all'abbazia di Pontida, con tanto di pianta d'ulivo da mettere a dimora come simbolo — dichiarato — di riconciliazione. Un gesto che in pochi, dentro il partito, prendono sul serio. Perché l'aria che tira, raccontano da più parti, è quella di una resa dei conti, non di una pacificazione. C'è chi, tra i veterani della prima ora, non usa mezzi termini: il modello del comando solitario avrebbe fatto il suo tempo, e il rischio concreto sarebbe che il leader finisca come accadde ad altri protagonisti della destra italiana, trascinando con sé l'intera baracca. Nella migliore delle ipotesi, si dice in giro, Pontida sarà un flop, con i militanti storici che diserteranno la piazza. Nella peggiore, ci saranno fischi. E c'è già chi scommette che potrebbe essere l'ultima Pontida guidata da questo segretario. Il partito, insomma, è arrivato al bivio: o lo showdown, o la resa dei conti rimandata a data da destinarsi.

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