09 Sep, 2026 - 12:58

Album review: SiM - HOOMAN AFTER ALL

In collaborazione con
Andrea Chinellato
Album review: SiM - HOOMAN AFTER ALL

I pionieri giapponesi del reggae-punk SiM hanno pubblicato a inizio settembre 2026 tramite UNFD il loro atteso settimo album in studio, HOOMAN AFTER ALL, un'opera nata per spingere oltre ogni limite la loro formula sonora travolgente e caotica.

Il quartetto nipponico fonde con sfrontatezza metal, rock, hardcore punk e levare giamaicano, richiamando l'energia corrosiva degli Skindred e le sferzate nu metal dei primi anni Duemila. Il risultato è un muro sonoro imponente, caratterizzato da accordature ribassate e linee di basso pulsanti.

Tuttavia, il lavoro si presenta come un'arma a doppio taglio: la straordinaria generosità tecnica del gruppo finisce spesso soffocata sotto una coltre di suoni fin troppo densa, che rischia di disorientare l'ascoltatore.

I lampi di genio

Quando il gruppo trova il giusto equilibrio, il disco regala autentiche perle di trascinante euforia. Brani immediati come BLiNDSIDE e HOLD MY BEER colpiscono subito al bersaglio, grazie a ritornelli perfetti da cantare e ritmiche ideali per il moshpit.

Spicca con brillante bizzarria anche The Sniffing Cats Ska, un incontro spiazzante tra chitarre serrate e fiati scattanti dedicato letteralmente all'annusare gatti, dove il cantante MAH ribadisce la totale libertà espressiva del combo: "Non ci siamo mai posti confini o regole rigide nel comporre, la musica per noi deve restare puro divertimento e passione senza filtri".

Questa capacità di sorprendere e unire registri contrastanti dimostra che, nei passaggi più a fuoco, i SiM possiedono un magnetismo e una freschezza compositiva rari nella scena alternative mondiale.

L'eccesso soffoca la creatività

La nota dolente emerge purtroppo nella restante parte delle dodici tracce, dove la frenesia prende il sopravvento sulla scrittura. L'incessante sovrapposizione di registri e l'accumulo di dettagli rendono diversi brani pesanti e privi di una reale identità definita.

Trattandosi del settimo capitolo discografico e non di un debutto, ci si sarebbe aspettati una selezione più accurata e una maggiore maturità nel dosare gli arrangiamenti, evitando di stipare ogni idea all'interno dello stesso pezzo.

In definitiva, HOOMAN AFTER ALL resta un lavoro godibile ma altalenante: un disco che mostra lampi di grande talento, nascosti però sotto un sovraccarico sonoro che impedisce al quartetto di centrare il capolavoro.

A cura di Andrea Chinellato

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