09 Sep, 2026 - 13:15

Shelton-Alcaraz e la notte infinita: cosa si nasconde dietro gli orari folli del tennis

Shelton-Alcaraz e la notte infinita: cosa si nasconde dietro gli orari folli del tennis

Ci sono partite che restano nella memoria per quello che succede in campo e altre per ciò che le circonda. Shelton-Alcaraz è stata entrambe le cose. Il quarto di finale dello US Open ha regalato oltre quattro ore e mezza di tennis spettacolare, colpi incredibili e una sorpresa: la vittoria dell'americano al quinto set. Shelton ha giocato una delle migliori partite della sua carriera, imponendosi al termine di una vera e propria battaglia sul cemento americano.

Alcaraz, al rientro dopo il lungo stop per il problema al polso, ha dato tutto e alla fine si è detto soddisfatto della propria prestazione. Ma c'è un aspetto che ha fatto discutere appassionati e addetti ai lavori: l'orario del match. L'ultimo punto è arrivato alle 3.33 del mattino, costringendo i due tennisti a "fare le ore piccole" per concludere la sfida.

L'Arthur Ashe oltre il limite

Shelton e Alcaraz sono entrati in campo dopo le 23: il match è durato 4 ore e 31 minuti e si è concluso alle 3.33. È diventato così l'incontro terminato più tardi nella storia degli US Open, superando i quarti di finale del 2022 tra Sinner e lo stesso Alcaraz. Il problema, però, è a monte. La giornata sull'Arthur Ashe è stata piena di partite lunghe e combattute: Sabalenka-Noskova è durata 2 ore, Tiafoe-Michelsen è arrivata a 4 ore e 39 minuti e Pegula-Navarro ha preceduto il quarto di finale maschile. 

Quando è arrivato il momento di Shelton-Alcaraz erano già passate le 23 e l'organizzazione non ha fatto nulla per evitare che accadesse. Paolo Bertolucci ha attaccato duramente questa gestione. "Hanno deciso di uccidere il tennis", ha scritto, sottolineando come ci si lamenti dei troppi infortuni ma non si prendano provvedimenti per limitarli. Una critica che riporta al centro un problema sempre più difficile da ignorare.

Il conto arriva dopo la partita

Il punto non è solo andare a dormire tardi. Dopo quattro o cinque ore di tennis, un giocatore ha bisogno di recuperare energie e smaltire la fatica. Se la partita finisce alle 3.30, tutto il resto viene spostato in avanti: cena, trattamenti, rientro in hotel, sonno. E negli Slam il problema è ancora più evidente. I giocatori affrontano partite lunghe per diversi giorni, viaggiano, si allenano e devono recuperare rapidamente. 

L'intera stagione è costruita su questi equilibri. Quando il recupero si accorcia, anche la gestione del corpo diventa più difficile. Ciò non significa che gli infortuni dipendano dagli orari notturni. Sarebbe una semplificazione. Ma il calendario è già molto intenso e aggiungere partite che iniziano a tarda sera non aiuta certo. Lo ha fatto notare anche Jessica Pegula, chiedendosi se sia davvero giusto arrivare a concludere gli incontri alle due di notte.

Quanto vale una notte di tennis?

Qui emerge il vero problema. Il tennis vuole partite spettacolari, grandi sfide e sessioni serali capaci di attirare pubblico e televisioni. Ma quando un incontro comincia alle 23, basta un match combattuto per arrivare alle prime ore del mattino. Da tempo si parla di possibili cambiamenti: sessioni più corte, un limite agli orari di inizio o modifiche alla formula degli Slam. Anche Tennis Australia ha aperto alla possibilità di cambiare in futuro formato e sistema di punteggio, anche se non tutti sono d'accordo.

La domanda è semplice: quanto spettacolo può permettersi il tennis prima che lo spettacolo diventi un problema? Shelton-Alcaraz è stata una partita straordinaria, una di quelle che ci ricordano perché la popolarità di questo sport continui a crescere. Ma c'è l'altra faccia della medaglia. Perché il tennis deve riflettere anche sui ritmi dei protagonisti e giocare fino alle 3 di notte non li aiuta di certo. Farlo più volte, dentro una stagione sempre più lunga e pesante, rischia di diventare un serio problema.

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