07 Sep, 2026 - 17:10

Il Fair Play Finanziario doveva fermare i ricchi. E se invece li avesse aiutati?

Il Fair Play Finanziario doveva fermare i ricchi. E se invece li avesse aiutati?

Il Fair Play Finanziario è nato con un obiettivo preciso: rendere il calcio più sostenibile e impedire ai club di spendere molto più di quanto siano in grado di produrre. Un principio difficile da contestare, ma che porta con sé un paradosso. Se la possibilità di investire dipende dai ricavi, infatti, chi parte da una posizione economica privilegiata può continuare a spendere più degli altri.

Il problema, dunque, non è soltanto quanto denaro si può investire in una singola stagione. È la possibilità di farlo continuamente, costruendo un vantaggio che si autoalimenta tra risultati sportivi, ricavi e mercato. Un sistema complesso che, però, continua a favorire le superpotenze europee e, in particolare, quelle della Premier League.

Il Fair Play Finanziario premia chi fattura di più

Il rapporto tra ricavi e costo della rosa è diventato centrale. Lo Squad Cost Ratio, introdotto dalla UEFA dalla stagione 2023/24, impone ai club impegnati nelle competizioni europee di mantenere entro il 70% dei ricavi il costo complessivo di giocatori, tecnici, ammortamenti e commissioni per agenti e intermediari. Il principio è semplice: chi genera più ricavi può sostenere un costo della rosa maggiore.

Ed è proprio qui che nasce il problema. Un grande club può contare su stadio, merchandising, sponsor, pubblico internazionale e partecipazioni frequenti alle coppe. Un club più piccolo, invece, parte da una base molto più ridotta. La regola può quindi limitare gli eccessi, ma non riduce il divario tra le società. Anzi, in alcuni casi finisce per aumentarlo.

Il vantaggio dei grandi club

La Premier League mostra bene questo meccanismo. I principali ricavi commerciali sono concentrati tra i club più importanti, che possono trasformare la propria forza economica in maggiore capacità di investimento. E quando arrivano i risultati, il meccanismo si rafforza: più vittorie significano più ricavi, maggiore visibilità e maggiore capacità di attrarre giocatori. È una sorta di effetto San Matteo: chi possiede già un vantaggio può aumentarlo più facilmente. 

La qualificazione in Champions League lo conferma appieno. I ricavi permettono di costruire una rosa più costosa, mentre chi resta fuori dalle coppe perde una fonte primaria di entrate e rischia di restare indietro. Il Fair Play Finanziario, dunque, può impedire a un magnate di colmare il divario con un investimento enorme, ma non impedisce a chi è già grande di consolidare il proprio vantaggio stagione dopo stagione.

Brighton e Chelsea, due modi di diventare grandi

Il confronto tra Brighton e Chelsea aiuta a capire il cambiamento. Il Brighton è cresciuto rapidamente attraverso scouting, dati, valorizzazione dei giovani e acquisti mirati. Il Chelsea, invece, ha puntato soprattutto sulla disponibilità di capitale e su una strategia aggressiva sul mercato. Il caso dei maxi contratti firmati durante la gestione Boehly è emblematico: distribuire il costo dei cartellini su più anni permetteva di ridurre l'impatto annuale degli ammortamenti. 

La UEFA ha poi limitato a cinque anni il periodo per l'ammortamento, rendendo più difficile sfruttare contratti lunghi per diluire i costi. Il mercato, però, resta uno strumento fondamentale. Una grande società può acquistare un talento già valorizzato da un club più piccolo e trasformare il proprio vantaggio economico in vantaggio tecnico. E non è certo una cosa da poco.

Per comprare il successo bisogna diventare ricchi

È questo il vero paradosso del nuovo calcio. Il vecchio modello permetteva al proprietario facoltoso di investire direttamente: soldi, giocatori, risultati e poi nuovi ricavi. Oggi la strada è diversa. Prima servono ricavi sufficientemente grandi, poi arriva la possibilità di creare una rosa competitiva. Il Fair Play Finanziario ha reso più difficile comprare il successo, ma non ha reso il calcio più equilibrato. Ha spostato il centro del potere: non basta avere un proprietario ricco, bisogna generare ricavi elevati e duraturi. Ma la domanda resta la stessa: il Fair Play Finanziario ha davvero limitato i club più ricchi? Beh, a giudicare dall'analisi appena fatta sembrerebbe proprio di no. 

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