E' durata poco più di tre ore l'udienza di Valter Lavitola davanti ai giudici del riesame. Il giornalista ha reso dichiarazioni spontanee come anticipato in mattinata dai suoi avvocati Sergio e Arturo Cola che hanno chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata nella disponibilità dell'indagato.
I giudici, al termine dell'udienza si sono riservati di decidere.
Lavitola - secondo quanto riferito dai suoi legali - avrebbe parlato del suo rapporto con Sigfrido Ranucci e del movente dell'attentato ai danni dell'ex conduttore di Report avvenuto lo scorso ottobre.
Secondo quanto riferito dai suoi legali, Lavitola avrebbe parlato di un "grande rapporto di amicizia" con Ranucci e che sperava che tale rapporto potesse riabilitare la sua figura.
Per i difensori - scrive l'Ansa - "è insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza. In base a quanto ribadito anche oggi da Lavitola, Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica. Anzi Ranucci si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l'argomento".
Lavitola ha inoltre fornito, secondo quanto riferito dai suoi legali, la propria ricostruzione delle modalità esecutive dell'attentato a Ranucci.