06 Sep, 2026 - 21:33

Election day a sorpresa: il piano di Giorgia Meloni per andare al voto a maggio con le Amministrative

Election day a sorpresa: il piano di Giorgia Meloni per andare al voto a maggio con le Amministrative

La mossa che nessuno aveva messo in conto

Nei corridoi di Palazzo Chigi gira un'ipotesi che fino a poche settimane fa sembrava fantapolitica: accorpare le elezioni politiche alle Amministrative, votando in un'unica tornata di primavera. Un election day all'italiana, insomma, con Roma, Milano, Napoli, Bologna e Firenze chiamate alle urne insieme al Parlamento. Una mossa a sorpresa che la premier starebbe meditando proprio mentre tutti si aspettavano il solito tira e molla sulla data delle elezioni.

Il filo diretto (mai reciso) con il Nazareno

Che la riforma della legge elettorale preannunci la fine anticipata della legislatura non è un mistero per nessuno. Meno noto è che i contatti tra la presidenza del Consiglio e la segreteria del Pd non riguardano solo il sistema di voto, ma si sono già allargati alla data delle urne. Formalmente i dem restano sul piede di guerra contro lo Stabilicum, tenendo in piedi l'immagine del muro contro muro. Ma sull'ipotesi di anticipare il voto di qualche mese rispetto alla scadenza naturale, curiosamente, l'interesse è bipartisan.

Le grandi città, un rischio calcolato

Il problema è che il election day con le Amministrative non sarebbe automaticamente un affare per il centrodestra. Le grandi metropoli al voto storicamente pendono a sinistra, e c'è il concreto rischio di un effetto trascinamento a favore del Campo Largo. Un calcolo che avrebbe fatto desistere chiunque altro, ma che a quanto pare non scoraggia più di tanto chi sta ragionando sul election day nella Capitale.

Milano, la scommessa che cambia i piani

Perché è proprio nel capoluogo lombardo che si annida la vera scommessa. Da ambienti vicini al dossier filtra che a Milano ci sarebbero margini per vincere, con Giorgia Meloni pronta a fare da traino personale alla coalizione. Se la previsione si rivelasse fondata, l'election day smetterebbe di essere un azzardo per trasformarsi in un'operazione di prestigio: strappare alla sinistra una delle sue roccaforti storiche proprio nell'anno decisivo per Palazzo Chigi.

Perché conviene aspettare la Finanziaria

Sul fronte interno, però, la premier non ha ancora sciolto del tutto la riserva. Tra gli alleati c'è chi spingerebbe per arrivare fino a ottobre dell'anno prossimo, calcolando che i benefici della prossima manovra finanziaria abbiano il tempo di alimentare consenso, e scommettendo al contempo sul logoramento del fenomeno Vannacci. Meloni, dal canto suo, appare scettica sull'ipotesi autunnale: non ha alcuna intenzione di trascinarsi negli ultimi mesi di legislatura dando l'idea di tirare a campare.

Il vero vincolo: la Consulta

Ma la ragione più solida per accelerare verso la primavera non è tattica, è costituzionale. Le disposizioni in materia elettorale fissate dalla Corte Costituzionale rappresentano il paletto entro cui tutti, maggioranza compresa, dovranno muoversi. È questo il motivo dirimente che spingerebbe Meloni a preferire le urne di primavera a un rinvio che rischierebbe di complicare, anche sul piano giuridico, la fine della legislatura.

Le date sul tavolo

Tra le ipotesi circolate, la prima presa in considerazione sarebbe il 18 aprile, ma restano in corsa anche il 23 e il 30 maggio. Il confronto vero, però, comincerà solo dopo l'approvazione definitiva della legge elettorale: fino ad allora, a Palazzo Chigi e al Nazareno, si continuerà a giocare a carte coperte.

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