07 Sep, 2026 - 08:30

Lorena Isceri uccisa dall'ex Federico Vella, sui social impazzano i commenti: parola alla criminologa

Lorena Isceri uccisa dall'ex Federico Vella, sui social impazzano i commenti: parola alla criminologa

Lorena Isceri aveva 45 anni. Il 3 settembre scorso il suo ex compagno, Federico Vella, 36 anni, l'ha sequestrata per poi gettarla da un viadotto dell'A1, suicidandosi. Una tragedia che - come accade spesso - porta con sé una domanda: c'erano stati dei segnali?

Se lo sono chiesti in molti, anche sui social. In pochi giorni, sul profilo dell'omicida, rimasto aperto, sono comparsi centinaia di commenti. C'è chi si rivolge alla vittima; chi prova a rileggere le immagini a posteriori, alla ricerca di indizi.

Gli utenti parlano di ossessione. Non mancano gli insulti, la rabbia e l'indignazione. La paura. "Non mi fidanzerò più", scrive una ragazza. Un'altra, invece, osserva: "Se non sapessi cosa è successo direi: che bella coppia, sono proprio felici". Messaggi diversi, nati da reazioni diverse. 

Perché c'è chi sente il bisogno di commentare

Per Cinzia Mammoliti, psicologa e criminologa, sentita da Tag24, una delle chiavi per capire il bisogno "di intervenire a posteriori" sotto i post di Vella è l'indignazione, insieme alla sensazione di impotenza davanti a un fatto "percepito come profondamente ingiusto" dall'opinione pubblica.

I social diventano uno spazio in cui esprimere rabbia, dolore e giudizi, ma anche in cui porsi domande. "Non sai chi ti leggerà, per cui scrivi quello che pensi, cosa vorresti fare. Ti indigni, accusi, perché è l'unico strumento che pensi di avere. E lo fai sull'onda della tua emotività", spiega.

"È un mondo in cui tutti si sentono autorizzati a dire la propria, a volte erigendosi a esperti; lo osserviamo in ogni vicenda giudiziaria (si pensi a Garlasco)". Le motivazioni non sono sempre le stesse. C'è chi vuole semplicemente condannare, chi cerca una spiegazione e chi proietta sulla vicenda le proprie paure. 

Non tutto quello che vediamo sui social è la realtà

Al centro della discussione ci sono le fotografie di coppia, rilette alla luce di quello che è accaduto. "Sembravano una coppia felice: lo scrivono in molti", osserva Mammoliti. Che però invita alla cautela: "I social mostrano ciò che si sceglie di mostrare, non necessariamente quello che accade nella dimensione privata", spiega. 

Uno scatto felice non dimostra che una relazione sia sana o priva di problemi; allo stesso modo, non bisogna cadere nella "trappola di pensare che un'espressione o un gesto che oggi ci sembrano inquietanti fossero automaticamente segnali di una violenza che sarebbe stata riconoscibile già allora". 

Il rischio di cercare segnali e risposte a posteriori

È il meccanismo della rilettura a posteriori: dopo il femminicidio, dettagli che prima sembravano irrilevanti possono apparire improvvisamente significativi. "Qualcuno sotto i post di lui parla di ossessione. Lo fa attribuendosi competenze che in realtà gli mancano, formulando diagnosi, con tutti i rischi che ne derivano", prosegue Mammoliti.

Il primo riguarda le "persone vicine alla vittima, ma anche al carnefice, che oltre ad aver subito una tragedia vengono ferite dai commenti di estranei. Sembra non esserci più rispetto per gli altri, per il loro dolore". È quella che la criminologa definisce una forma di "vittimizzazione secondaria", che arriva a toccare anche la vittima.

Il dolore delle famiglie finisce esposto al giudizio di chi, della storia, conosce soltanto ciò che è arrivato sui social o è stato raccontato dalla cronaca, tra teorie, accuse e interpretazioni. C'è poi il rischio di semplificare vicende complesse cercando un'unica spiegazione. Dimenticando che a macchiarsi di gesti violenti sono anche persone "normali".

E che "ogni femminicidio - pur avendo elementi che lo accomunano agli altri - è un caso a sé", sottolinea Mammoliti. È come se si cercassero delle coordinate per dire: se succede questo, devo reagire così. Ma non sempre è la soluzione. "Alle donne dico: prima ancora di ascoltare i vostri genitori o le vostre amiche, seguite il vostro istinto. È lui a dirvi se siete in pericolo. E in molti casi a salvarvi".

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