Nel Regno Unito la discussione sul metodo è durata meno di un titolo. Giovedì scorso, in prima serata, Channel 4 News e Verbatim, un gruppo di cronisti investigativi, hanno mandato in onda un anno di riprese con la telecamera nascosta dentro Reform UK: due cronisti travestiti da facoltoso finanziere statunitense e da suo figlio residente in Gran Bretagna, incontro dopo incontro, fino a ostriche e vino nel collegio di Clacton con Nigel Farage che ringraziava i finti donatori. Il giorno dopo, prima mattina del congresso di Birmingham, il responsabile delle politiche James Orr e Dan Jukes, uomo di fiducia del leader, si sono dimessi.
Le cifre sono piccole e proprio per questo micidiali. 32.500 sterline per tre sondaggi commissionati dal partito e pagati da una società americana, cioè da un donatore che la legge elettorale britannica esclude, con i risultati sbattuti in prima pagina sul Telegraph e sul Times senza che il lettore sapesse chi quei sondaggi li avesse ordinati. Poi la donazione grossa, 500.000 sterline mai versate, da intestare al figlio inglese per tenere pulito il padre americano. Davanti al cronista sotto copertura, Orr aveva spiegato che nessuno se ne sarebbe accorto: «la realtà è che potremmo tranquillamente farla franca». Bob Posner, che la commissione elettorale l'ha guidata, ha visto il materiale e parla di reati seri.
Farage nega tutto, ripete che il partito non ha violato leggi e accusa i cronisti di avergli teso una trappola. Solo che a Londra nessuno ha pensato di riscrivere le regole del mestiere: i rivali hanno segnalato il caso alla polizia metropolitana, mentre il Telegraph, che quei sondaggi li aveva messi in prima pagina, ha sospeso gli articoli e sta rivedendo i rapporti con la società di sondaggi. Le testate usate hanno reagito sul merito. Ofcom, del resto, la questione l'aveva già chiusa nel luglio del 2024, quando archiviò in pochi giorni oltre 270 reclami contro un'altra inchiesta sotto copertura dentro la campagna di Reform, perché quei reclami non sollevavano questioni sostanziali.
Da noi il metodo funziona a rovescio. Nel giugno del 2024 il team Backstair di Fanpage.it infiltra una cronista sotto copertura in Gioventù Nazionale e ne esce un catalogo di saluti romani e insulti antisemiti. Giorgia Meloni condanna il razzismo dei suoi per tre righe, poi passa la giornata sul metodo: «in altri tempi questi sono i metodi che usavano i regimi». Dieci giorni dopo la Digos, su delega della Procura di Roma, chiede alla redazione il girato integrale, senza tagli e senza oscuramenti. La destra italiana sulle accuse tace, anzi apre un fascicolo su chi le ha raccolte, e la parola regime la mette in bocca a chi tiene la telecamera invece che a chi canta per il duce.
Il metodo, sempre il metodo. Sul metodo si discute per settimane, sul merito il tempo di un comunicato.
E quante cose non avremmo mai saputo se quel criterio avesse fatto scuola. Nel 1887 Nellie Bly si finse malata di mente per farsi rinchiudere nel manicomio femminile di Blackwell's Island, per conto del New York World, e quei dieci giorni dentro il manicomio produssero un gran giurì e più fondi al dipartimento che il manicomio lo gestiva. Günter Wallraff visse due anni nei panni dell'operaio turco Ali Levent, e da operaio turco lavorò per McDonald's e alla Thyssen di Duisburg, finché nel 1985 la Germania scoprì su cosa poggiava il proprio benessere. Nel 2005 Fabrizio Gatti entrò nel centro di Lampedusa con un nome inventato e un tuffo dagli scogli, e sull'Espresso raccontò le frustate dei carabinieri sugli orecchi dei migranti in fila. Nel 2018 sono stati quattro mesi di telecamera nascosta negli alberghi di Londra a smontare Cambridge Analytica, con l'amministratore delegato Alexander Nix sospeso il giorno dopo la messa in onda.
Gatti, va detto, un processo se lo prese: false generalità, e un anno di reclusione chiesto dal pubblico ministero. Nel 2010 il tribunale di Agrigento lo assolse perché il fatto non costituisce reato: il diritto di cronaca dell'articolo 21 viene prima del cartellino con il nome vero. La regola esiste già ed è quella di sempre: interesse pubblico e proporzione fra il segreto che violi e il fatto che riveli. Chi ha qualcosa da nascondere non concede interviste, e il giornalismo che chiede il permesso prima di entrare pubblica soltanto quello che gli altri vogliono far uscire. Si chiama ufficio stampa.
E poi c'è il capitolo che a Londra non hanno. Il telefono di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, risulta infettato nelle prime ore del 14 dicembre 2024 con lo spyware Graphite e la consulenza depositata alle procure di Roma e Napoli non trova elementi per ricondurre l'attacco ai servizi italiani, tanto che le indagini proseguono per sapere chi sia stato. In un anno l'Italia ha perso 7 posizioni nella classifica di Reporter senza frontiere ed è 56ª. A Birmingham hanno tolto di mezzo due dirigenti prima di pranzo. A Roma, due anni dopo, il governo discute ancora di chi teneva la telecamera.