04 Sep, 2026 - 14:41

Il trucco di Meloni: prendere i voti di Vannacci senza prendere Vannacci

 Il trucco di Meloni: prendere i voti di Vannacci senza prendere Vannacci

Un capolavoro di equilibrismo, se riuscisse: intercettare l'elettorato del generale Roberto Vannacci senza dover stringere alcuna alleanza formale con lui. È questo, in sintesi, l'obiettivo dietro le varie proposte di riforma elettorale circolate nel centrodestra negli ultimi mesi. Un rompicapo tutt'altro che semplice, che nasce da un dato di fatto difficile da ignorare: il Generale, in pochi mesi, è diventato secondo i sondaggi il quarto partito italiano, superando agevolmente Forza Italia.

Il tesoretto del Rosatellum che si sta sgretolando

Fino a poco tempo fa la ricetta era semplice: tenere in vita il Rosatellum, che nel 2022 ha garantito al centrodestra il 58% dei seggi alla Camera a fronte di appena il 44% dei voti, grazie alle vittorie a valanga nei collegi uninominali contro un'opposizione divisa. Ma lo scenario è cambiato: l'opposizione ora marcia più compatta, e quel vantaggio strutturale rischia di assottigliarsi pericolosamente.

Il modello francese (o americano) come piano B

Da qui la seconda pista esplorata: personalizzare la sfida elettorale sul modello presidenziale di Francia e Stati Uniti, puntando sull'indicazione diretta del candidato premier. Meloni contro Schlein, o contro Conte, o contro un terzo nome ancora da designare: persona contro persona. Una strada che la premier osserverebbe con un certo compiacimento, convinta che in un testa a testa la maggioranza degli elettori finirebbe comunque per preferirla.

Il ballottaggio come arma anti-Generale

Ma è la proposta del doppio turno a tradire più di tutte la vera preoccupazione di Palazzo Chigi. Con un meccanismo pensato apposta per non prevedere apparentamenti tra il primo e il secondo turno per le due liste maggiori, l'idea sarebbe sperare che, al ballottaggio, l'elettorato del Generale finisca per confluire comunque sul centrodestra. Un modo elegante per usare Vannacci come pungolo e come riserva di voti, senza però doverlo formalmente accogliere in coalizione.

FdI si trucca da conservatore

Il ballottaggio, va detto, comporterebbe anche un piccolo restyling identitario. Da posizionamento di estrema destra, sulle orme del vecchio Msi, a immagine di partito conservatore ma non oltranzista. Un ritocco che, peraltro, certificherebbe semplicemente quanto già avviene a Strasburgo, dove Fratelli d'Italia siede tra i conservatori europei e ne rappresenta il gruppo più numeroso dopo l'uscita dei britannici dalla Ue.

Due destre a Bruxelles, e un'amicizia scomoda

Alla destra dei conservatori, nell'emiciclo europeo, convivono due anime distinte: quella dei Patrioti, che include Le Pen e gli spagnoli di Vox oltre alla Lega, e quella dei Sovranisti, dove siedono i tedeschi di Alternative für Deutschland e, dopo la rottura con il Carroccio, lo stesso Vannacci. Una geografia che si complica ulteriormente per un dettaglio noto a tutti gli addetti ai lavori: il rapporto di amicizia personale che lega Meloni al leader di Vox, capace in passato di presentarsi a un comizio del collega spagnolo con toni quasi da endorsement.

Il vecchio manuale democristiano

Una strategia, quella dell'isolamento formale con recupero sostanziale dei voti, che in Italia ha già un precedente illustre: per decenni la Dc ha costruito la propria fortuna dichiarandosi moderata mentre intercettava silenziosamente l'elettorato anticomunista più radicale, che alle urne tappandosi il naso finiva comunque per votarla. Applicato al centrodestra di oggi, il calcolo è identico: governare senza il Generale, ma con i suoi voti. Resta da vedere se Vannacci, che di scaltrezza politica ne ha dimostrata negli ultimi mesi, sia disposto a fare da comparsa in questo copione scritto da altri.

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