06 Sep, 2026 - 11:30

Morte del piccolo Domenico Caliendo, parla la madre: "Mi hanno riempito di bugie, voglio giustizia"

Morte del piccolo Domenico Caliendo, parla la madre: "Mi hanno riempito di bugie, voglio giustizia"

Il 23 dicembre 2025 Domenico Caliendo, di appena due anni, affetto da miocardiopatia dilatativa, viene sottoposto a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. Qualcosa, però, va storto: il nuovo organo non riparte e il bimbo viene collegato d’urgenza all’Ecmo, il macchinario per la circolazione extracorporea. Resterà in terapia intensiva per quasi due mesi, fino alla morte, avvenuta il 21 febbraio 2026.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti che oggi lavorano al caso, il cuore, espiantato da un bambino a Bolzano, sarebbe stato danneggiato durante il trasporto: bruciato a causa di un errore nella conservazione. Al suo arrivo al Monaldi, sarebbe stato comunque impiantato a Domenico, il cui vecchio organo - malato ma funzionante - era stato rimosso. Tag24 ne ha parlato con la madre, Patrizia Mercolino, e con l’avvocato Francesco Petruzzi, che la assiste.

Il trapianto di cuore e l'attesa: parla Patrizia Mercolino

Patrizia Mercolino ha raccontato la storia del figlio nel libro Un cuore bruciato, edito da Piemme, ripercorrendo gli anni vissuti dalla famiglia dopo la diagnosi di miocardiopatia dilatativa e l'attesa del trapianto, ma anche i traguardi raggiunti da Domenico nonostante la malattia. "L’ho sempre chiamato guerriero", ricorda a Tag24, per "la forza e la voglia di vivere che ha sempre avuto".

Nel dicembre 2025 il bimbo è stato operato al Monaldi. Intorno alle 20, i medici comunicarono ai suoi genitori che il nuovo cuore non ripartiva. "Non avrei mai creduto che accadesse tutto quello che è successo", racconta Patrizia. "Mi hanno riempito di bugie, non mi hanno mai detto la verità", denuncia. Se lo avessero fatto, osserva, "Domenico, forse, si sarebbe salvato".

Il piccolo fu collegato all'Ecmo e ricoverato in terapia intensiva, dove è rimasto fino alla morte. Patrizia gli ha promesso che lo avrebbe ricordato e che gli avrebbe dato giustizia. Battaglie che coraggiosamente sta portando avanti insieme al suo avvocato, Francesco Petruzzi. Sul piano civile la famiglia ha già raggiunto un accordo con l'Azienda ospedaliera dei Colli, di cui il Monaldi fa parte. Sul piano penale, invece, il procedimento è in corso. 

Cosa sappiamo finora sul caso? L'iter giudiziario

Petruzzi racconta di aver ricevuto il mandato il 10 gennaio, quando Domenico era ancora vivo. Presentò subito una denuncia "per lesioni colpose", perché, secondo la sua ricostruzione, il prolungato collegamento all'Ecmo del bimbo gli aveva danneggiato altri organi.

"Il mio obiettivo era ottenere immediatamente il sequestro della cartella clinica", spiega l'avvocato, "per evitare che fosse rimaneggiata". Sono sette, al momento, le persone indagate con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. A due di loro viene contestato anche il reato di falso materiale e ideologico in atto pubblico.

Diversi gli accertamenti ancora in corso, tra i quali l'analisi dei telefoni sequestrati. Si attende inoltre il deposito della superperizia del dottor Solarino, nominato dal gip. Petruzzi chiede che venga valutata - per i principali attori della vicenda - la contestazione dell'omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo il legale, non avrebbero fatto abbastanza, dopo il trapianto, per cercare di salvare Domenico.

"Il cardiochirurgo Guido Oppido ha affermato di aver valutato l'installazione di un Berlin Heart, un cuore meccanico" che avrebbe potuto consentire al bambino di arrivare a un nuovo trapianto, "ma non ci risulta che siano stati mai fatti degli esami in tal senso", spiega. 

La Fondazione Domenico Caliendo e la malasanità

Dopo la morte del figlio, Patrizia Mercolino ha deciso di dare vita, insieme al legale, a una fondazione che porta il nome di Domenico, con l’obiettivo di sostenere altre famiglie che affrontano casi di malasanità. "Vorrei fare in modo - si augura Patrizia - che non debba accadere mai più".

Petruzzi riferisce di almeno altri tre bambini morti al Monaldi, operati dalla stessa équipe, e di una bambina attualmente in coma dopo quelli che, secondo la famiglia, sarebbero stati errori avvenuti durante il parto. Casi che la Fondazione sta seguendo, offrendo sostegno psicologico e legale.

Patrizia spera che la storia di suo figlio insegni qualcosa. Se si guarda indietro, il suo più grande rammarico, dice, "è quello di averlo portato lì quella sera, il 23 dicembre". Per Petruzzi, è anche una questione tecnica. "Le cartelle cliniche vanno redatte nell'immediatezza. E se ci sono delle linee guida, vanno seguite".

L'intervista integrale a Patrizia Mercolino e all'avv. Francesco Petruzzi sul canale Youtube di Tag24.

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