04 Sep, 2026 - 09:46

Chiesa fuori dalla lista Champions con il Liverpool: ma ha ancora senso per lui restare in Inghilterra?

Chiesa fuori dalla lista Champions con il Liverpool: ma ha ancora senso per lui restare in Inghilterra?

Federico Chiesa è nuovamente fuori dalla Champions League. L'attaccante italiano non è stato inserito da Andoni Iraola nella lista del Liverpool per la fase campionato della massima competizione europea, una scelta che coinvolge anche il centrocampista giapponese Wataru Endo. Una decisione che, inevitabilmente, riapre interrogativi sul futuro del giocatore italiano ad Anfield.

Perché il problema non è soltanto non giocare la Champions. Il problema è quello che questa esclusione racconta sul ruolo di Chiesa all'interno del nuovo Liverpool. Dopo l'esperienza con Arne Slot, l'arrivo di Iraola avrebbe potuto rappresentare l'occasione per ripartire da zero, lasciandosi alle spalle gerarchie e valutazioni della stagione precedente. Invece, almeno per quanto riguarda l'Europa, il nome di Chiesa è rimasto ancora una volta fuori.

E allora la domanda diventa inevitabile: ha ancora senso per lui restare in Inghilterra?

Chiesa fuori dalla lista Champions: ancora una questione di sfortuna?

La prima cosa da evitare è trasformare questa esclusione in una sentenza definitiva sul valore di Chiesa. Il Liverpool ha una rosa estremamente competitiva e ogni allenatore deve fare delle scelte, soprattutto quando le liste europee impongono dei limiti numerici.

Ma c'è un elemento che rende la situazione dell'italiano particolarmente significativa: non è la prima volta.

Anche nella scorsa stagione Chiesa non era stato inizialmente inserito nella lista Champions da Slot. Soltanto il grave infortunio di Giovanni Leoni aveva successivamente aperto uno spazio, permettendo al connazionale di rientrare nell'elenco europeo.

Quella volta si poteva parlare di una situazione contingente, di un giocatore appena arrivato in un campionato nuovo e di un allenatore che doveva prendere decisioni sulla propria rosa.

Oggi, però, il contesto è diverso.

È cambiato l'allenatore, è cambiato il progetto tecnico e Chiesa ha già avuto un'intera stagione per adattarsi al calcio inglese. Eppure il risultato, almeno sulla Champions, è nuovamente lo stesso.

Il problema vero è la continuità

Per Chiesa la questione più importante non dovrebbe essere soltanto quella di giocare o non giocare la Champions League.

Dovrebbe essere quella di giocare con continuità.

Un calciatore con le sue caratteristiche ha bisogno di sentirsi coinvolto. Chiesa dà il meglio quando può attaccare gli spazi, puntare l'uomo, accelerare, sbagliare una giocata e riprovarci pochi minuti dopo. È un giocatore che ha bisogno di ritmo e fiducia.

Il rischio di rimanere a Liverpool, però, è quello di diventare definitivamente una seconda scelta.

Non necessariamente un giocatore inutile, ma un elemento da utilizzare quando serve, nelle rotazioni, nelle partite di coppa o nei momenti in cui qualcuno davanti a lui deve rifiatare.

Per un ragazzo di 28 anni, arrivato nel pieno della maturità calcistica, potrebbe non essere più sufficiente.

Chiesa non ha bisogno soltanto di una grande squadra. Ha bisogno di una squadra nella quale possa tornare a essere importante.

Liverpool resta un sogno, ma i sogni non bastano

Ed è questo il paradosso della situazione.

Andarsene dal Liverpool non sarebbe una scelta semplice. Anfield resta uno degli stadi più prestigiosi del calcio europeo, la Premier League rappresenta il campionato più competitivo e vestire la maglia dei Reds significa confrontarsi ogni giorno con un livello altissimo.

Ma proprio per questo la domanda deve essere più pragmatica.

Chiesa vuole essere un giocatore del Liverpool oppure vuole tornare a essere protagonista?

Le due cose, oggi, potrebbero non coincidere.

Restare significa accettare la concorrenza e provare a ribaltare le gerarchie di Iraola. Significa dimostrare sul campo di meritare più spazio, trasformando ogni minuto concesso in un'occasione per convincere l'allenatore.

Ma significa anche correre il rischio che la stagione prosegua sulla stessa linea delle precedenti: tante attese, qualche occasione, poche certezze.

E per un giocatore che ha già attraversato anni complicati, la continuità potrebbe valere più del prestigio della maglia.

Tornare in Italia non sarebbe una bocciatura

Qui entra in gioco una possibilità che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata quasi impensabile: il ritorno in Serie A.

Chiesa potrebbe avere bisogno proprio di questo.

Non necessariamente di una squadra che gli prometta il posto da titolare a prescindere, ma di un progetto nel quale le sue caratteristiche vengano considerate centrali. Un allenatore che sappia come utilizzarlo, una società disposta a puntare su di lui e soprattutto la possibilità di giocare con continuità.

Il ritorno in Italia, quindi, non dovrebbe essere raccontato come una fuga dalla Premier League.

Potrebbe essere una scelta strategica.

A 28 anni non è più il momento di pensare soltanto al prestigio del campionato nel quale giochi. È il momento di chiedersi quale ambiente possa permetterti di esprimere al meglio gli ultimi anni della fase più importante della carriera.

E Chiesa, oggi, ha soprattutto bisogno di tornare a sentirsi decisivo.

La Nazionale osserva e il tempo non è infinito

C'è poi un'altra componente da non sottovalutare: la Nazionale italiana.

Chiesa è stato uno dei protagonisti assoluti dell'Italia campione d'Europa nel 2021. Quel giocatore sembrava destinato a diventare uno dei punti di riferimento degli Azzurri per molti anni.

Poi è arrivato l'infortunio al ginocchio, un lungo percorso di recupero e una fase della carriera nella quale ritrovare il Chiesa di Wembley è diventato molto più complicato.

Per tornare stabilmente al centro della Nazionale, però, non bastano il talento e il curriculum.

Servono partite.

Servono gol.

Serve continuità.

E soprattutto serve la sensazione che Chiesa sia nuovamente un giocatore centrale nel proprio club.

Rimanere a Liverpool senza trovare spazio potrebbe quindi avere conseguenze che vanno oltre la Champions League. Potrebbe diventare un problema anche in ottica azzurra.

Iraola ha dato un segnale: adesso tocca a Chiesa

L'esclusione dalla lista Champions non deve necessariamente significare che l'avventura inglese sia arrivata al capolinea.

Anzi, potrebbe essere proprio il momento nel quale Chiesa deve reagire.

Iraola ha fatto una scelta. Adesso l'attaccante italiano deve decidere come interpretarla.

Può accettare la sfida, lavorare per conquistare il proprio spazio e provare a cambiare le gerarchie. Oppure può iniziare a valutare seriamente l'ipotesi di una nuova esperienza, magari già nella prossima finestra di mercato.

La differenza rispetto al passato è che non può più aspettare all'infinito.

A 28 anni ogni stagione pesa. Ogni anno trascorso senza continuità è un'opportunità persa.

E Chiesa, probabilmente, è arrivato proprio al punto della carriera nel quale deve scegliere non la soluzione più prestigiosa, ma quella più utile.

Chiesa deve scegliere il calcio, non soltanto la maglia

Il Liverpool può ancora essere il posto giusto per lui. Non è detto che un'esclusione dalla Champions determini automaticamente la fine dell'avventura inglese.

Ma questa volta il campanello d'allarme è difficile da ignorare.

Chiesa deve chiedersi se vuole continuare a essere una delle tante alternative di una rosa stellare oppure se vuole tornare a essere uno dei protagonisti di una squadra.

Perché il punto non è stabilire se sia abbastanza forte per giocare in Premier League. Lo ha già dimostrato.

Il punto è capire quanto ancora possa permettersi di aspettare.

A 28 anni, dopo un infortunio che ha inevitabilmente cambiato il percorso della sua carriera e dopo una stagione nella quale non è riuscito a conquistare stabilmente un ruolo da protagonista, forse la scelta più importante non è quella della prossima partita.

È quella del prossimo progetto.

E se Liverpool può ancora rappresentare una sfida affascinante, Chiesa dovrà presto capire se vuole continuare a inseguire il proprio spazio ad Anfield oppure cercare altrove il campo che può restituirgli ciò che più gli manca: la sensazione di essere ancora Federico Chiesa, quello che quando parte palla al piede può cambiare una partita.

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