Volete la prova provata che a Roma il potere non stacca mai la spina? Basta guardare la scrivania del Colle, dove ad agosto si sono impilati dossier su dossier, tutti rimandati a settembre per lo stesso identico motivo: qualcosa, nella scrittura dei testi, non convince fino in fondo chi deve garantire la tenuta costituzionale delle riforme. Non un veto plateale, per carità, quello non è mai lo stile felpato del Colle. Piuttosto un'attenzione vigile, di quelle che fanno venire il sudore freddo ai capigruppo di maggioranza quando rientrano dalle spiagge.
Si parte dal piatto forte, la legge elettorale, che dovrà fare i conti con i paletti già fissati dalla Consulta. Il problema è tutto in quella norma soprannominata "anti-cespugli", pensata per epurare i partitini e che rischia però un cortocircuito clamoroso: far vincere la coalizione che di voti ne ha presi meno delle altre. Un dettaglio che al Quirinale non sarà certo sfuggito, e che promette di trasformare l'approdo in Senato in una via crucis di emendamenti.
Poi c'è il ddl anti-maranza, che vorrebbe abbassare la soglia di imputabilità dai 18 ai 14 anni. Varato a fine luglio e ancora fermo al palo, incassa già le bordate delle Camere penali e dell'opposizione, oltre a un problema tutt'altro che di facciata: la possibile frizione con le convenzioni europee e con la carta Onu sui diritti dei minori. Materiale delicato, di quelli che al Colle si leggono con la matita rossa sempre pronta.
Capitolo venatorio: il ddl che allarga tempi, luoghi e specie cacciabili ha già raccolto il plauso dei cacciatori e l'attenzione, tutt'altro che benevola, della Commissione europea, per il possibile scontro con le direttive Ue su uccelli e habitat. Il testo, passato al Senato, è impantanato in commissione Agricoltura alla Camera, con Forza Italia che frena e la maggioranza che deve decidere se ostentare sordità o accogliere i rilievi arrivati dall'alto.
Ancora più scivoloso il ddl sulle professioni sanitarie, appesantito da un emendamento di Fratelli d'Italia che di fatto riabilita medici e infermieri no vax radiati durante la pandemia. Una mossa che ha fatto insorgere la Fnomceo, raffreddato ulteriormente Forza Italia e acceso più di una spia al Quirinale. Anche qui, rinvio a settembre e nervi tesi in maggioranza.
Chiude la rassegna la riforma della Corte dei Conti, che ha il primato di essersi inimicata proprio chi dovrebbe applicarla: gli stessi magistrati contabili hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Se dovesse arrivare una bocciatura, toccherebbe di nuovo al Colle vigilare sulla fase di correzione, in un balletto istituzionale che promette di allungarsi.
Il quadro, insomma, è quello di un governo che deve gestire in parallelo la manovra finanziaria, la partita elettorale in vista del voto del prossimo anno e un pacchetto di riforme che il Colle osserva con il classico distacco istituzionale, ma con la matita sempre pronta a segnare le correzioni. Sullo sfondo, la postura sempre più sovranista di Palazzo Chigi in politica estera, che qualche interrogativo in più al Quirinale, prima o poi, potrebbe pure crearlo. Settembre, altro che rientro dolce: qui si prospetta una sessione di recupero per l'intera maggioranza.