02 Sep, 2026 - 15:00

Lindsay Clancy, dall'omicidio dei tre figli al processo: la storia che ha diviso gli Stati Uniti

Lindsay Clancy, dall'omicidio dei tre figli al processo: la storia che ha diviso gli Stati Uniti

C'è un caso che ha diviso (e divide) gli Stati Uniti. È quello di Lindsay Clancy, infermiera del Massachusetts, accusata di aver ucciso i suoi tre figli Cora, Dawson e Callan, il 24 gennaio 2023. Dopo averli strangolati, la donna tentò di togliersi la vita gettandosi dalla finestra al secondo piano della sua abitazione. Sopravvisse, ma riportò lesioni al midollo spinale che l'hanno resa paraplegica. A più di tre anni dai fatti, il processo è arrivato alla fase decisiva: la giuria dovrà stabilire se sia penalmente responsabile degli omicidi. La difesa sostiene che, all'epoca, la donna soffrisse di psicosi post-partum e non fosse quindi in grado di comprendere la natura delle proprie azioni. 

Gli omicidi il 24 gennaio 2023

Quel giorno Clancy, che oggi ha 36 anni, era a casa con i suoi tre figli: Cora, 5 anni, Dawson, 3 anni, e Callan, 8 mesi. Secondo quanto raccontato dall'ex marito Patrick Clancy nel corso del processo, sembrava tranquilla. Era uscita con i bambini e aveva giocato con loro nella neve. 

Nel pomeriggio, la tragedia. L'uomo, rientrato intorno alle 18 dopo aver svolto delle commissioni, trovò i bimbi privi di senso nel seminterrato e la moglie gravemente ferita in giardino. Cora e Dawson sarebbero morti poco dopo il ricovero; Callan, trasportato in aereo a Boston, si spense tre giorni più tardi.

Clancy ha raccontato in seguito di aver sentito nella sua testa la voce di un uomo che le diceva che era il momento di uccidere e che i suoi figli non sarebbero stati al sicuro senza di lei. Avrebbe quindi recuperato alcune fasce elastiche da ginnastica e strangolato i tre bambini, tentando il suicidio. 

La depressione post-partum 

Dopo la nascita del terzo figlio, nel maggio 2022, la donna si era rivolta a diversi professionisti lamentando ansia, depressione e insonnia. Nel settembre dello stesso anno, uno psichiatra le aveva diagnosticato un disturbo d'ansia generalizzato, prescrivendole un antidepressivo.

I sintomi non migliorarono. Secondo i familiari, la donna divenne sempre più impaurita e iniziò a isolarsi. Nel mese di dicembre raccontò alla madre di avere pensieri suicidi e anche la sensazione di dover fare del male ai bimbi. Le fu proposto un ricovero, che inizialmente rifiutò.

Il 31 dicembre si presentò al pronto soccorso e venne ricoverata per cinque giorni. Fu dimessa il 5 gennaio 2023 con una diagnosi di disturbo depressivo maggiore e una nuova terapia. La difesa sostiene che in quel periodo Clancy avesse sviluppato una psicosi post-partum, condizione accompagnata da allucinazioni.

Gli avvocati hanno contestato anche il percorso di cura seguito dalla donna, sostenendo che i farmaci che le furono prescritti avrebbero aggravato la sua condizione. Tra gli elementi emersi al processo ci sono le ricerche effettuate sul suo telefono e le sue annotazioni.

Clancy scriveva delle proprie paure, dei pensieri sul suicidio e del rapporto con i farmaci. Il 23 gennaio, alla vigilia dei delitti, tornò dalla prima psichiatra che l'aveva seguita. La donna avrebbe poi testimoniato di averla vista depressa, ma di non aver osservato in lei segni di psicosi. 

Il processo e il (non) verdetto 

Il processo a suo carico è iniziato il 27 luglio 2026; il 27 agosto si sono tenute le arringhe. Clancy non ha mai negato di aver ucciso i figli. La questione, per la giuria, è stabilire se, nel momento degli omicidi, fosse in grado di comprendere la natura delle proprie azioni e le loro conseguenze. Se sia, cioè, penalmente responsabile.

La Procura sostiene di sì. Secondo l'accusa, la donna sarebbe stata consapevole di quello che stava facendo e avrebbe addirittura pianificato tutto. La difesa pensa il contrario. Al processo sono stati ascoltati oltre dieci esperti e più di 80 testimoni, tra cui l'ex marito di Clancy, che l'ha descritta come una donna malata, dicendo di averla perdonata.

Dopo quattro giorni e circa 23 ore di discussioni, lo scorso primo settembre i dodici giurati hanno comunicato al giudice William Sullivan di non essere riusciti a raggiungere un verdetto unanime. È stato quindi chiesto loro di continuare a deliberare. Diversi gli esiti possibili.

Clancy potrebbe essere riconosciuta colpevole di omicidio di primo o secondo grado, oppure di omicidio colposo. Ma la giuria potrebbe anche dichiararla non colpevole per infermità mentale. In quest'ultimo caso, verrebbe ricoverata in una struttura psichiatrica e potrebbe rimanervi anche per tutta la vita. 

Nel caso in cui la situazione di stallo dovesse persistere, il giudice potrebbe dichiarare il processo nullo (mistrial), chiedendo un nuovo giudizio, con la selezione di dodici nuovi giurati e la ripetizione delle testimonianze. 

Aggiornamento del 5 settembre

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