È stata diffusa oggi l’analisi della Fondazione Gimbe sulla sanità pubblica in vista della manovra di Bilancio 2026-2027.
Secondo l’osservatorio, che analizza i dati ufficiali dell’Ocse relativi all’anno 2025, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi Ue e ultima tra quelli del G7 con un divario rispetto alla media Ocse per la spesa pro-capite pari al 36 miliardi di euro.
La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp).
"Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10".
Dichiara il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.
I numeri diffusi da Gimbe non sono confortanti. Il dato forse più importante è quello relativo al PIL. Nel 2025 l’Italia ha destinato alla Sanità il 6,2% del PIL nazionale contro il 7,1% della media Ocse dei Paesi Europei. Lo 0,9% in meno. Nel 2024 eravamo al 6,3%, a dimostrazione che nell’ultimo biennio la spesa della sanità pubblica si è ulteriormente ridotta.
Ma è quando si va nel dettaglio concreto della spesa pro-capite che il divario appare più evidente. L’Italia, infatti, spende circa 3.952 dollari per abitante contro i 4.965 della media dei Paesi europei dell’Ocse.
Circa 1000 dollari in meno per abitante, che corrispondono a 612 euro per abitante. Una cifra che se moltiplicata per i 59 milioni di italiani ci dà la somma del divario tra Italia e paesi europei dell’area Ocse: 36,1 miliardi di euro.
Cosa significa? Significa che se l’Italia avesse una spesa pubblica sanitaria pro-capite pari alla media degli altri Paesi europei, sarebbe di circa 36 miliardi più alta.
Come ci posizioniamo, allora, rispetto ai partener europei? Nella classifica europea, l’Italia è quindicesima su ventisette Paesi, quindi più o meno a metà classifica dietro a Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, ovvero paesi che fino a pochi anni fa erano dietro l’Italia.
Il nostro Paese non è quello che spende meno in assoluto, tuttavia, il confronto si fa impietoso se si guardano i numeri della Germania dove la spesa pro-capite è di 8.726 dollari. In pratica il governo tedesco spende circa 2,2 volte più dell’Italia per abitante.
In termini di PIL siamo all’11%.
La spesa sanitaria, tuttavia, dipende da una serie di fattori come ad esempio il sistema di finanziamento, i salari o il tipo di prestazioni comprese. L’Italia utilizza prevalentemente la fiscalità generale (le tasse che paghiamo tutti) per finanziare il sistema sanitario, mentre la Germania ha un sistema basato in larga misura sull’assicurazione sociale obbligatoria.
Un altro dato sottolineato da Gimbe, infine, è quello del trend storico. L’osservatorio sulla sanità pubblica, infatti, ha evidenziato che dal 2011 (ultimo anno in cui l’Italia era sostanzialmente allineato all’Europa) la spesa sanitaria italiana è andata inesorabilmente calando.
Secondo GIMBE, il gap è arrivato a 424 dollari pro capite nel 2019 e si è ulteriormente allargato negli anni successivi, fino a raggiungere i 1.013 dollari nel 2025.
In pratica, negli ultimi 15 anni l’Italia non è più riuscita a stare al passo degli altri Stati europei per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica.
“È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia".
Spiega Cartabellotta.
E qui si apre un altro capitolo che è quello della sanità privata a cui sempre più italiani sono costretti a ricorrere, mentre chi non può permetterselo semplicemente rinuncia a curarsi.
Nel 2024, secondo Istat, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o accertamenti diagnostici di cui avevano bisogno, pari al 9,9% della popolazione. Le cause sono soprattutto le liste d'attesa e le difficoltà economiche.