02 Sep, 2026 - 17:03

Tragedia di Pietralata, la solitudine dei caregiver e il grido d'aiuto: “Non ce la facciamo più”

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Tragedia di Pietralata, la solitudine dei caregiver e il grido d'aiuto: “Non ce la facciamo più”

"Da soli non ce la facciamo più". Luca e Valentina l'hanno scritto su una delle venti lettere lasciate per chiedere scusa ai parenti. Poi avrebbero impugnato la Glock, regolarmente detenuta, e avrebbero rivolto l'arma contro la piccola Bianca, di appena cinque anni e con una grave disabilità fin dalla nascita, e il cane Theo, prima di togliersi la vita.

Dalla scoperta dei corpi, con il passare delle ore, è emersa la storia di questa famiglia. Non si tratta semplicemente di un omicidio-suicidio, ma di un dramma dalle radici profonde, le cui dinamiche sono ancora al vaglio degli investigatori. Una tragedia dai punti da chiarire, ma che oggi sta portando alla ribalta la dura realtà dei caregiver e di tutte quelle famiglie che, quotidianamente, devono assistere un figlio o un familiare con una disabilità, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Con la paura costante di ciò che potrebbe accadere in futuro, mentre si vive a fatica il presente.

"Non è il primo episodio di questo tipo, né, purtroppo, sarà l'ultimo. Se ne parlerà ancora qualche giorno, poi tutto finirà nel dimenticatoio, come spesso succede" sottolinea Davide Amati, referente per la Regione Campania del movimento Rete Caregiver e Disabilità in Italia, papà di un bambino con disabilità. "Noi ascoltiamo la disperazione delle famiglie ogni giorno e le istituzioni non riescono a farsi carico di queste situazioni".

La Tragedia di Pietralata e la solitudine dei caregiver

La piccola Bianca era nata prematura, con una grave forma di paralisi cerebrale, e aveva bisogno di assistenza continua. Luca Abbasciano e Valentina Pambianco avevano deciso di rivolgersi a una clinica di Monterrey, in Messico, per alcune terapie sperimentali a cui sottoporre la piccola, come ha raccontato una loro amica sui social: si erano conosciuti proprio perché avevano condiviso questo percorso.

I trattamenti previsti dalla clinica messicana sono costosi, non sono riconosciuti in Italia e la comunità scientifica ha espresso dubbi sulla loro efficacia. Molte famiglie avviano raccolte fondi online per poter affrontare i costi delle terapie e del viaggio: Luca e Valentina avevano scelto di contare sulle proprie forze. Ma le risorse economiche, racconta oggi Il Messaggero, erano esaurite e le condizioni della piccola Bianca peggiorate.

"Non hanno retto al dolore", ha raccontato la loro amica sui social. Valentina aveva lasciato il lavoro per dedicarsi alla figlia: Luca svolgeva la sua attività di informatico in smart working. "Nessuno deve sentirsi solo quando c'è una disabilità in famiglia", scrive ancora l'amica, incredula per quanto accaduto. 

Invece la solitudine è spesso ciò che accomuna i caregiver, come sottolinea anche Davide Amati. "Siamo stati diverse volte a Roma, ricevuti dalle istituzioni sia nazionali che regionali. Ci siamo seduti intorno a un tavolo, abbiamo ascoltato tante belle parole. Poi però, una volta tornati a casa, si ricomincia daccapo. Alla fine non resta che la solitudine".

Il grido d'aiuto 

Il gruppo Facebook di Rete Caregiver e Disabilità in Italia conta oltre 28mila membri. Nelle ultime ore gli amministratori hanno deciso di lanciare un flash mob per far sentire il loro grido di aiuto, esprimendo il loro profondo cordoglio per Luca, Valentina e Bianca.

"Stiamo pubblicando sui social le foto di noi caregiver di persone con disabilità con la didascalia 'Da soli non ce la facciamo più', prendendo spunto dal bigliettino che questa famiglia ha lasciato per scusarsi del loro gesto, perché veramente siamo arrivati alla frutta", spiega.

Amati critica anche il DDL Caregiver, presentato dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e approvato dal Consiglio dei Ministri, ma fermo presso la Commissione Affari Sociali della Camera. Questo disegno di legge prevede un contributo economico fino a 400 euro al mese, per un fondo complessivo di 257 milioni di euro, ma solo in presenza di determinati requisiti.

"Quindi il lavoro di un caregiver non vale nemmeno 1 euro l'ora... Ci siamo sempre ritenuti lavoratori in nero dello Stato. Lo facciamo per amore dei nostri cari, però non siamo tutelati in niente, perché tante persone devono abbandonare il proprio lavoro. Come è successo a mia moglie, dato che abbiamo un figlio che dipende dai macchinari. Stiamo pensando di scendere di nuovo in piazza per far sentire la nostra voce". 

Il presidente del IV Municipio di Roma, Massimiliano Umberti, è intervenuto sulla tragica vicenda della famiglia residente nel quartiere Pietralata con un post pubblicato sui social, sottolineando che "nonostante il supporto dei nostri servizi sociali e della ASL, evidentemente tutto questo non è bastato a reggere il peso della solitudine e della disperazione di una famiglia".

E ancora: "Perché quando accade qualcosa di così terribile, chi lavora ogni giorno nei servizi, chi amministra, chi conosce quelle famiglie e quei bambini, inevitabilmente si domanda: avremmo potuto fare di più? Avremmo potuto capire prima? Avremmo potuto esserci ancora di più?"

Una realtà che Davide Amati conosce bene. "Questa famiglia era presa in carico dall'ADI - Assistenza Domiciliare Integrata. Purtroppo, spesso gli operatori mandati dall'ASL non sono adeguatamente formati per determinate situazioni e dobbiamo essere noi genitori a farlo. E comunque garantiscono poche ore a settimana".

In un'immagine che circola sui social, Luca, Valentina e Bianca sorridono all'obiettivo. Con loro c'è anche il cane Theo. Una famiglia che oggi non c'è più e una tragica vicenda che costringe a guardare oltre, per onorarne la memoria ma anche per chiedere che le persone con disabilità e i loro caregiver non siano mai più invisibili.

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