Dopo il grande successo su Netflix, La legge di Lidia Poët approda finalmente in prima serata su Rai 1. La fiction con Matilda De Angelis racconta le vicende di una donna brillante, ironica e determinata a farsi spazio nella Torino di fine Ottocento. A questo punto una domanda sorge spontanea: quanto c’è di autentico in ciò che vediamo sullo schermo?
La risposta è semplice: il cuore della vicenda è assolutamente reale. Lidia Poët è esistita davvero ed è stata a tutti gli effetti la prima donna in Italia a laurearsi in giurisprudenza e a chiedere l'iscrizione all'albo professionale.
Nata nel 1855 in una famiglia valdese delle valli piemontesi, Lidia ha completato gli studi universitari a Torino nel 1881, superato il praticantato e l'esame di abilitazione a pieni voti. Nel 1883 ha ottenuto l'iscrizione all'Ordine degli Avvocati di Torino, segnando un momento storico per l'intero Paese.
Quella conquista è durata però pochissimo: appena tre mesi dopo, la Corte d'Appello ha annullato la decisione accogliendo il ricorso del Procuratore generale del Re. Le motivazioni ufficiali riflettevano i forti pregiudizi dell'epoca, sostenendo che l'avvocatura fosse un mestiere riservato esclusivamente agli uomini e che le aule di tribunale fossero sconvenienti per le donne.
Lidia non si è però arresa e ha portato la sua battaglia fino alla Corte di Cassazione, che però nel 1884 ha confermato il divieto. Per decenni ha continuato a lavorare dietro le quinte nello studio legale del fratello Enrico, preparando atti e difese senza poter mai firmare o comparire ufficialmente davanti ai giudici.
La sua rivalsa è arrivata solo nel 1920 quando, all'età di 65 anni e a seguito di una riforma legislativa, ha potuto finalmente reiscriversi all'albo. Se la battaglia legale e i soprusi istituzionali corrispondono alla realtà storica, la componente poliziesca della serie televisiva è invece frutto di invenzione.
La vera Lidia Poët non ha mai operato come una detective privata tra le strade torinesi né ha risolto omicidi di puntata in puntata. Anche le vicende sentimentali e personaggi centrali dello show, come il giornalista Jacopo Barberis interpretato da Eduardo Scarpetta, sono stati ideati dagli sceneggiatori per arricchire la trama di ritmo, mistero e coinvolgimento narrativo.
A distanza di oltre tre anni dall'uscita originaria su Netflix, la prima stagione della serie prodotta da Groenlandia con la regia di Matteo Rovere e Letizia Lamartire arriva per la prima volta in chiaro sulla rete ammiraglia della Rai. La fiction è composta da sei episodi in tutto e viene proposta al pubblico in tre prime serate evento.
Il debutto è fissato per martedì 1° settembre 2026 alle ore 21:30 con la messa in onda dei primi due episodi, che mostrano proprio il momento della revoca del titolo e i primi casi affrontati da Lidia insieme al fratello. La seconda serata andrà in onda martedì 8 settembre con gli episodi 3 e 4. Il gran finale di stagione verrà invece trasmesso il giorno successivo, mercoledì 9 settembre, sempre in prima serata, con la messa in onda degli episodi 5 e 6.
La serie permette al pubblico televisivo generalista di riscoprire un personaggio straordinario della nostra storia, capace di anticipare i tempi e di lottare con intelligenza per i diritti civili e l'emancipazione femminile, offrendo al contempo un intrattenimento fresco che mescola legal drama, commedia e indagini investigative.
La Rai deciderà di trasmettere anche la seconda e la terza stagione? Staremo a vedere quale sarà la risposta del pubblico generalista.