31 Aug, 2026 - 16:23

Pd-M5s, la guerra (vera) non è contro Meloni: è sulle regole delle primarie

Pd-M5s, la guerra (vera) non è contro Meloni: è sulle regole delle primarie

Nel terzo canto dell'Inferno, Virgilio spiega a Dante che degli ignavi non vale nemmeno la pena parlare: guarda e passa. Al Nazareno l'hanno presa alla lettera, con un dettaglio non da poco: chi va tenuto a distanza, stavolta, è tutto tranne che ignavo.


La strategia del silenzio


La linea decisa da tempo nel quartier generale dem è chiara: non rispondere colpo su colpo, non reagire alle uscite dell'alleato-rivale, non lasciargli dettare l'agenda, e soprattutto blindare lo status di primo partito dell'opposizione. Non a caso la segretaria è uscita dalla pausa estiva ignorando del tutto i temi lanciati nel frattempo dal presidente M5s, per concentrarsi solo su economia e crescita: a partire dal caro energia, con la richiesta a Palazzo Chigi di smettere con le soluzioni tampone di breve respiro e trovare il coraggio di tassare gli extraprofitti delle società energetiche per tutelare famiglie e imprese.


L'estate arrembante che ha spiazzato tutti


La velocità con cui il leader pentastellato ha occupato la scena, però, lascia perplessi anche dentro casa dem. Gli eccessi del politicamente corretto non sono mai stati davvero un tema italiano, se non per qualche polemica di passaggio, ma proprio a un recente mea culpa arrivato da una nota esponente della sinistra americana sugli eccessi del wokeness si è agganciato il numero uno M5s, in quello che in molti hanno letto come un affondo indiretto contro chi, nel campo largo, ha fatto delle battaglie sui diritti civili una bandiera identitaria. C'è persino chi, tra i riformisti più di lungo corso, non nasconde l'ironia: colpisce che a preoccuparsi oggi degli eccessi woke sia proprio chi, da ministro, portava la firma sui decreti sicurezza.


La vera posta in gioco


Dietro l'accelerazione, però, c'è un calcolo molto più concreto: il leader M5s si sente già in piena campagna per le primarie della premiership del campo largo, primarie che diventeranno automatiche non appena la nuova legge elettorale, attesa tra settembre e ottobre, imporrà l'indicazione di un candidato premier. E gioca le sue carte migliori: l'affidabilità da ex presidente del Consiglio e un pacifismo netto, contrarietà alle armi all'Ucraina compresa, che intercetta bene la stanchezza di un'opinione pubblica di sinistra di fronte a un conflitto che rischia di durare più della Seconda guerra mondiale.


Schlein aspetta, tranquilla (o quasi)


Dall'altra parte la segretaria dem mostra sicurezza. Confida di vincere comunque le primarie, al netto della maggiore esposizione mediatica del rivale, forte della presenza sui territori con oltre quattromila sindaci e di un'intesa solida con il sindacato di Maurizio Landini, cementata ai tempi del referendum contro il Jobs act renziano.


Lo scontro vero: le regole del gioco


Ed è qui che si gioca la partita reale. Il leader M5s spinge per il turno unico, che secondo alcuni sondaggi lo avvantaggerebbe; il Pd non transige sul ballottaggio tra i primi due se nessuno supera il 50%, tanto più con vari centristi e un candidato di Avs pronti a scendere in campo. In casa dem si teme inoltre una partecipazione troppo aperta, e si studia una preregistrazione per selezionare solo gli elettori più convinti, mentre il M5s preme per affiancare ai gazebo tradizionali il voto online sulla piattaforma del movimento, guardata con sospetto dal Nazareno. Anche sulla data le posizioni divergono: il fronte pentastellato vuole chiudere tra novembre e dicembre, i dem preferirebbero fine gennaio 2027, convinti che prima vadano fissati i paletti di programma, a partire dalla politica estera.


Il countdown


Il 15 settembre il Senato darà il via libera in seconda lettura alla riforma elettorale, con il passaggio finale alla Camera blindato dal voto di fiducia; il 19 e 20 dello stesso mese il M5s chiuderà la sua proposta di programma da presentare agli alleati. Ma il primo, vero big match del campo largo, con ogni probabilità, si giocherà proprio sul regolamento delle primarie, prima ancora che sui contenuti.

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