Oggi pomeriggio l'Italia di Julio Velasco comincia la parte più delicata del suo Europeo. Dopo aver dominato la prima fase con cinque vittorie in altrettante partite e il primo posto nella Pool D, le azzurre affrontano la Bulgaria negli ottavi di finale. Da questo momento non ci sono più margini d'errore: si entra nella fase a eliminazione diretta e ogni partita può cambiare il destino del torneo.
Ma questa Italia arriva all'appuntamento con una certezza costruita nel tempo. È diventata una squadra vera, compatta, capace di giocare insieme e di trovare soluzioni anche nei momenti più complicati. Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire come sia nata l'Italia di Velasco. Un progetto che ha già dato grandi soddisfazioni e promette di regalarne altrettante.
Quando Velasco ha preso in mano la Nazionale femminile nel maggio 2024 non ha accettato un semplice incarico, ma la sfida più importante della sua carriera. Il tecnico argentino ha portato con sé esperienza, metodo e un'idea precisa di lavoro: trasformare un gruppo ricco di talento in una squadra capace di dominare su tutti i campi.
Il punto di partenza era già importante, perché l'Italia aveva giocatrici di ottimo livello. Mancava però qualcosa che andasse oltre le qualità individuali. Velasco ha lavorato sull'autorevolezza, sulla responsabilità e sulla fiducia. Le sue indicazioni dovevano diventare gesti tecnici, poi punti, infine vittorie. Il risultato è arrivato rapidamente: l'oro olimpico a Parigi nel 2024 e il titolo mondiale nel 2025 hanno trasformato il progetto azzurro in una realtà dominante.
Una parte fondamentale di questa storia, però, è rimasta sullo sfondo. Velasco non ha costruito questa Nazionale da solo. Al suo fianco ci sono Massimo Barbolini e Juan Manuel Cichello, due allenatori con carriere molto diverse ma legati profondamente al commissario tecnico argentino. Barbolini conobbe Velasco negli anni Ottanta alla Panini Modena, quando lavorava nel settore giovanile, e fu proprio Velasco a proporgli di diventare suo assistente.
Cichello, invece, è cresciuto studiando il suo stile fino all'incontro destinato a cambiare la sua carriera: nel 2011 Velasco lo chiamò come assistente in Iran. Nel 2024 il rapporto si è ricomposto in Nazionale, creando un'alchimia destinata a fare la differenza. Le competenze sono diverse e complementari: Barbolini studia le palleggiatrici avversarie, Cichello analizza le direzioni d'attacco. Il loro compito è selezionare le informazioni e consegnarle a Velasco. Poi decide lui. È una catena di lavoro che ha già prodotto due grandi successi e che continua a funzionare, con ambizioni sempre più grandi.
La domanda, ora, è inevitabile: dove può arrivare questa squadra? L'Europeo è l'unico grande titolo che manca al ciclo di Velasco, anche se la strada è ancora lunga. Superata la Bulgaria, l'Italia troverebbe ai quarti la vincente tra Repubblica Ceca e Svezia. Poi, eventualmente, arriverebbero le sfide più pesanti, con la Turchia tra le principali rivali dall'altra parte del tabellone.
Le azzurre partono tra le favorite, ma il vero obiettivo è più grande del singolo torneo. Dopo l'oro olimpico e il Mondiale, possono provare a completare il triplete e riscrivere la storia della pallavolo mondiale. Per farlo serviranno ancora la stessa coesione, la stessa attenzione ai dettagli e quella fiducia costruita negli anni. Il merito di Velasco è anche questo: aver trasformato grandi giocatrici in una squadra capace di vincere. Ora toccherà all'Italia dimostrare fin dove può spingersi.