E se il mondo non fosse mai finito? È questa la domanda che The Walking Dead: Dead City 3 decide di porre nel modo più improbabile possibile: prendendo Maggie e Negan, togliendo di mezzo zombie, traumi e sopravvivenza e lasciandoli semplicemente... vivere.
L'episodio 6 della terza stagione, intitolato "Genesis", rompe infatti una delle regole non scritte dell'universo di The Walking Dead e porta i due personaggi in una realtà alternativa nella quale non sono definiti dal loro passato.
Un esperimento narrativo che Lauren Cohan, interprete di Maggie, ha definito una delle esperienze più divertenti e significative vissute nella serie.
E, considerando quanto è complicato trovare ancora qualcosa di sorprendente dopo quasi sedici anni di apocalisse, non è affatto poco.
New York è ancora lì, ma il mondo è completamente diverso. Le strade sono illuminate, il cielo è limpido, non ci sono orde di Walker e nessuno sta cercando di sopravvivere al prossimo attacco. Poi arrivano loro: Maggie e Negan.
In questa versione alternativa della realtà, i due non sono prigionieri della storia che li lega nella linea temporale canonica. Non ci sono Glenn, Lucille, vendetta o anni di rancore a dettare ogni conversazione. Ci sono invece problemi molto più ordinari: il matrimonio, i figli, le decisioni sul futuro.
Ed è proprio questo il punto dell'episodio: Lauren Cohan ha raccontato quanto sia stato liberatorio poter interpretare una Maggie diversa, meno rigida e appesantita dal trauma. Cambiando il mondo attorno a lei, cambia anche il modo in cui il personaggio può respirare, scherzare e rapportarsi agli altri.
La domanda diventa quindi molto più interessante di un semplice "cosa sarebbe successo se?": quanto di noi dipende dalle circostanze e quanto, invece, rimane invariato?
Vedere Maggie e Negan interagire senza l'ombra dell'apocalisse produce un effetto quasi straniante.
Nella realtà principale di Dead City, il loro rapporto è una delle dinamiche più complicate dell'intero franchise. Sono costretti a collaborare, ma il passato non smette mai di seguirli. In “Genesis”, invece, quella tensione assume una forma completamente diversa.
I due possono semplicemente conoscersi e persino vivere una situazione romantica. Per Cohan, proprio questa possibilità ha reso l'episodio particolarmente divertente da girare insieme a Jeffrey Dean Morgan. Gli attori hanno potuto mettere temporaneamente da parte la storia accumulata negli anni e costruire una relazione molto più naturale.
Ma il vero colpo di scena è che l'episodio non sembra voler cancellare ciò che è successo nella timeline principale. Al contrario, lo rende ancora più importante.
Perché una seconda possibilità non significa necessariamente dimenticare il passato. Significa chiedersi cosa potrebbe cambiare se cambiasse il punto di partenza.
Se la realtà alternativa di Maggie e Negan rappresenta l'aspetto più curioso dell'episodio, il ritorno di Beth Greene, interpretata nuovamente da Emily Kinney, è quello emotivamente più potente.
Il personaggio era morto nella quinta stagione di The Walking Dead, lasciando uno dei traumi più difficili da superare per i protagonisti e per il pubblico. Riportarla, anche soltanto attraverso una realtà alternativa, significa quindi giocare con uno dei concetti più affascinanti dell'intero franchise: la possibilità di riscrivere ciò che sembrava ormai definitivo.
Beth appare qui come una cantautrice indie di Brooklyn, immersa in un ambiente fatto di musica, creatività, speranza e possibilità. È praticamente l'opposto della Beth che gli spettatori hanno imparato a ricordare.
E proprio per questo il ritorno funziona. Non serve trasformarlo in una resurrezione canonica: basta mostrare chi avrebbe potuto essere quella ragazza se il mondo non fosse crollato.
Cohan ha raccontato di essersi commossa già all'idea di rivedere Kinney sul set. Un'emozione che l'episodio sembra voler trasferire direttamente al pubblico.
"Genesis" arriva in un momento particolare per il franchise. La serie originale si è conclusa, Dead City è arrivata alla terza stagione e anche Daryl Dixon si prepara a chiudere il proprio percorso con la quarta stagione.
Il futuro televisivo di The Walking Dead appare quindi meno definito rispetto al passato. E proprio per questo episodi come quello di "Genesis" possono avere un peso maggiore di quanto sembri.
La realtà alternativa permette infatti alla serie di sperimentare senza necessariamente compromettere la continuity. Può prendere personaggi amatissimi, cambiare una variabile e osservare cosa succede.
Nel caso di Maggie e Negan, la risposta è sorprendentemente efficace: togliendo loro l'apocalisse, Dead City dimostra quanto l'apocalisse stessa li abbia plasmati.
E forse è proprio questo il regalo più interessante dell'episodio. Non dire ai fan che tutto può essere cancellato, ma ricordare che ogni scelta, ogni trauma e ogni incontro possono condurre verso una vita completamente diversa.