Ci sono film che escono al cinema e ci sono le risurrezioni. "Coyote vs. Acme" è arrivato in sala dopo essere stato dichiarato morto e proprio su questo sta marciando con la sua campagna di marketing.
Dave Green, regista del film, ha scritto sui social la trionfante frase:
E si può già definire una vittoria, sì, perché era stato dato per spacciato, cancellato da Warner Bros. nel novembre 2023, quando era già finito e pronto.
Negli Usa è uscito il 28 agosto 2026, in Italia lo vedremo il 2 settembre.
La vicenda ha un che di surreale. Il film, un ibrido di live action e animazione ambientato nell'universo dei "Looney Tunes", doveva uscire il 21 luglio 2023, poi pare sia stato spostato per fare spazio a "Barbie", come riporta Deadline.
A novembre dello stesso anno Warner Bros. ha deciso di accantonarlo, incassando al suo posto una deduzione fiscale da 30 milioni di dollari. Costato circa 70 milioni, era pronto per essere visto e destinato a non esserlo mai.
La protesta, però, si è fatta sentire parecchio e ha fatto la differenza: per mesi fan, autori e interpreti hanno pubblicamente richiesto che il film venisse distribuito, senza neppure averlo visto.
Il finale a sorpresa è arrivato a marzo 2025, quando Ketchup Entertainment ha acquistato da Warner Bros. i diritti di distribuzione mondiali per una cifra riferita intorno ai 50 milioni di dollari, riportando il film sulla strada dell'uscita al cinema.
ha scritto Green su Instagram.
E ha proseguito con:
Il tema della perseveranza che accompagna proprio l'uscita al cinema, va detto, calza a pennello con la trama: questa vede proprio Willy il Coyote ingaggiare un avvocato e fare causa all'Acme Corporation per i suoi prodotti difettosi, dopo l'ennesimo fallimento nella caccia a Beep Beep.
Il film è scritto da Samy Burch su una storia di James Gunn, Jeremy Slater e Burch stessa, con nel cast Will Forte, John Cena, Lana Condor, Luis Guzmán e Kenneth Choi.
La beffa più riuscita è che la disavventura produttiva è diventata la campagna pubblicitaria. Invece di nascondere la cancellazione, distributori e autori l'hanno resa una battuta centrale della promozione. La colpa viene spostata dallo studio alla multinazionale immaginaria: "Il film che l'Acme non voleva farvi vedere", è un po' lo slogan ricorrente.
Circolano finti disclaimer aziendali in cui l'Acme Corporation dichiara di distribuire il film "solo per motivi contabili" e di non condividere nessuna delle storie raccontate.
Sui social Lucky Red si diverte a pubblicizzare il film immortalando cartelloni pubblicitari con la scritta "Acme fa schifo!", di finta protesta, che ben funzionano con lo spirito dei retroscena che riguardano proprio la distribuzione della pellicola e la sua trama.