29 Aug, 2026 - 12:15

Infantino, spese folli e jet privati: il potere del presidente FIFA è davvero al sicuro?

Infantino, spese folli e jet privati: il potere del presidente FIFA è davvero al sicuro?

Ci sono momenti in cui un dettaglio diventa il simbolo di qualcosa di molto più grande. I jet privati, le spese contestate, i viaggi e le cifre finite sotto osservazione possono sembrare soltanto l'ennesimo capitolo delle polemiche che accompagnano Gianni Infantino. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo.

Perché mentre il dibattito pubblico si concentra sui costi e sulle modalità con cui il presidente della FIFA si muove nel mondo, dietro le quinte si sta consumando una partita molto più pesante. È quella tra Infantino e una parte sempre più insofferente del sistema calcistico internazionale, con la UEFA in prima fila.

Il vero tema, dunque, non è soltanto quanto siano costati determinati viaggi o se alcune spese siano state appropriate. Il tema è la gestione del potere all'interno della FIFA e il rapporto sempre più complicato tra il suo presidente e le altre grandi istituzioni del calcio.

E a questo punto una domanda diventa inevitabile: il potere di Infantino è davvero al sicuro?

Le spese fanno rumore, ma il problema è molto più grande

Le contestazioni sulle spese hanno un enorme potenziale mediatico. Parlare di jet privati, trasferte costose e denaro utilizzato dai vertici di una delle organizzazioni sportive più potenti del pianeta significa toccare immediatamente un nervo scoperto.

Ma concentrarsi esclusivamente su questo aspetto rischia di perdere il quadro generale.

Un presidente della FIFA non viene messo realmente in difficoltà perché utilizza un aereo privato. La questione diventa politicamente rilevante quando quelle spese vengono inserite all'interno di un sistema nel quale trasparenza, governance e controllo del potere diventano oggetto di contestazione.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo intorno a Infantino.

Il caso delle spese si aggiunge infatti alle tensioni nate dopo il progetto FIFA Forward Enterprise, l'iniziativa commerciale che avrebbe dovuto creare una nuova struttura per valorizzare i diritti delle principali competizioni FIFA attraverso l'ingresso di investitori privati.

Un progetto enorme, valutato in decine di miliardi di dollari, che ha provocato una reazione durissima da parte della UEFA.

Il progetto è stato poi ritirato, ma la vicenda non è finita lì.

La UEFA non vuole più soltanto discutere con Infantino

È questo il passaggio che cambia completamente il peso della storia.

Lo scontro tra UEFA e FIFA non è una novità. Le due organizzazioni hanno spesso avuto interessi differenti, soprattutto sulla gestione dei calendari, sulla distribuzione delle risorse economiche e sull'espansione delle competizioni.

Ma questa volta il confronto è arrivato a un livello diverso.

La UEFA ha chiesto negli Stati Uniti l'accesso a documenti e testimonianze che potrebbero essere utilizzati nell'ambito di una possibile azione legale in Svizzera sul progetto FIFA Forward Enterprise. L'obiettivo è fare chiarezza sulla struttura dell'operazione e sulle modalità con cui sarebbe stata concepita.

Non è più soltanto una discussione politica.

È un confronto che rischia di trasformarsi in una vera battaglia istituzionale.

E questo rappresenta probabilmente il problema più delicato per Infantino. Perché il presidente della FIFA può affrontare una polemica, può respingere una critica e può persino sopravvivere a un progetto commerciale fallito.

Ma quando un'altra grande istituzione del calcio comincia a utilizzare strumenti giudiziari per ottenere risposte, il livello dello scontro cambia radicalmente.

Infantino ha costruito un potere enorme. Ora deve dimostrare di poterlo controllare

Da quando è arrivato alla presidenza della FIFA, Infantino ha costruito una rete internazionale molto solida.

Ha rafforzato i rapporti con federazioni di ogni continente, ha ampliato il peso politico della FIFA e ha sostenuto una visione del calcio sempre più globale.

È anche attraverso questa capacità di costruire alleanze che Infantino ha consolidato il proprio potere.

Ma proprio questo può diventare oggi il suo punto debole.

Più il potere di un presidente cresce, più aumenta la necessità di controlli e contrappesi. E più le decisioni riguardano miliardi di dollari, diritti televisivi, competizioni internazionali e rapporti commerciali, più diventa difficile chiedere al mondo del calcio di accettare decisioni calate dall'alto.

La vera domanda, quindi, non è se Infantino abbia troppo potere.

È chi controlla quel potere.

Ed è su questo terreno che la UEFA sembra voler aprire una battaglia molto più ampia.

Il caso dei jet rischia di diventare un problema di immagine

Le spese contestate hanno però una caratteristica che le rende particolarmente pericolose: sono facili da comprendere.

Non servono conoscenze economiche o giuridiche per capire la differenza tra una normale trasferta e l'utilizzo di un jet privato. È una questione che arriva direttamente all'opinione pubblica.

E quando il protagonista è il presidente della FIFA, l'effetto è ancora più forte.

Infantino guida un'organizzazione che parla continuamente di sviluppo del calcio, di investimenti nei Paesi meno ricchi e di redistribuzione delle risorse.

Per questo ogni contestazione legata alle spese personali dei suoi vertici assume inevitabilmente una dimensione simbolica.

Non significa che utilizzare un jet privato costituisca automaticamente un illecito.

Significa però che la percezione conta.

E per un'organizzazione che vive anche della propria autorevolezza internazionale, la percezione della trasparenza è fondamentale.

Il vero avversario di Infantino potrebbe essere la perdita di fiducia

È qui che la vicenda diventa molto più interessante.

Infantino non rischia necessariamente di perdere il suo ruolo domani mattina. Non esiste una situazione nella quale il presidente della FIFA sia già politicamente sconfitto.

Al contrario, conserva ancora una posizione molto forte e una rete di consenso internazionale significativa.

Ma il consenso non è mai qualcosa di definitivo.

Le critiche provenienti dall'Europa, le tensioni con la UEFA e le richieste di maggiore trasparenza possono lentamente modificare gli equilibri.

La Norvegia, per esempio, è arrivata a chiedere pubblicamente le dimissioni di Infantino, mentre altre federazioni hanno espresso forti perplessità sulla direzione intrapresa dalla FIFA.

È questo il vero campanello d'allarme.

Perché un presidente può governare anche quando viene criticato. Diventa molto più difficile farlo quando la fiducia comincia a sgretolarsi.

La FIFA può permettersi un presidente sempre più contestato?

Questa è la domanda che dovrebbe accompagnare tutta la vicenda.

Non si tratta di stabilire oggi se Infantino debba lasciare la FIFA. E sarebbe sbagliato trasformare una serie di contestazioni in una sentenza.

Si tratta piuttosto di capire quale FIFA voglia esistere nei prossimi anni.

Una FIFA sempre più centralizzata attorno alla figura del presidente oppure una FIFA nella quale le decisioni più importanti siano sottoposte a controlli più stringenti?

Il progetto FIFA Forward Enterprise ha mostrato quanto possa essere delicato questo equilibrio. La UEFA ha chiesto garanzie sul ritiro dell'iniziativa e ha contemporaneamente insistito sulla necessità di riforme nella governance della FIFA.

È questo il punto che non può essere ignorato.

Perché le spese e i jet fanno discutere oggi, ma la vera partita riguarda il modello di potere costruito da Infantino.

Il problema per Infantino non è il jet: è ciò che il jet rappresenta

Alla fine, forse, il jet privato è soltanto la fotografia più semplice di una storia molto più complicata.

Da una parte c'è un presidente FIFA che ha costruito una posizione di enorme forza internazionale. Dall'altra ci sono istituzioni che chiedono maggiore trasparenza, maggiori controlli e una diversa distribuzione del potere.

Nel mezzo ci sono soldi, diritti televisivi, competizioni, interessi commerciali e una quantità di denaro che rende ogni decisione estremamente importante.

Per questo sarebbe un errore liquidare la vicenda come una semplice polemica sulle spese.

Le spese fanno rumore. Il problema vero è la fiducia.

E se quella fiducia dovesse continuare a diminuire, Infantino potrebbe scoprire che il potere più difficile da conservare non è quello ottenuto attraverso le alleanze, ma quello che gli altri continuano a riconoscergli.

Il presidente della FIFA non è ancora politicamente sconfitto.

Ma oggi deve affrontare una situazione che qualche tempo fa sarebbe stata difficile persino da immaginare: una parte del calcio internazionale non sembra più disposta ad accettare senza discutere il suo modo di esercitare il potere.

Ed è questa, molto più dei jet privati e delle spese contestate, la vera minaccia per Gianni Infantino.

Perché un presidente può superare una polemica.

Può superare un progetto fallito.

Può persino superare uno scontro istituzionale.

Quello che non può permettersi è perdere la fiducia del sistema che pretende di guidare.

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